Intervista a Lou Reed

Via gli abiti da rockstar, a Milano (e per la prima volta in Italia) l'ex Velvet Underground espone le sue foto di New York

Scordatevi la sua musica, accendiamo i riflettori sulla New York vista con l'obiettivo di Lou Reed che, visti gli apprezzabili risultati fotografici, dalla Factory di Andy Warhol deve avere appreso anche l'arte visiva. Un po' ombroso, Mister Reed ci concede qualche parola, in occasione dell'inaugurazione della sua prima esposizione italiana, alla Galleria Arteutopia di Milano, fino al 12 maggio.

Nelle sue foto sembra di essere in un mondo di silenzi. In quale periodo della storia di New York le ha realizzate e quale qualità della sua città ha voluto far emergere?
"Le immagini risalgono a cinque o sei anni fa. Dopo l'11 settembre ho voluto immortalare alcune aree di New York prima che venissero riplasmate. NY è una città meravigliosa e le sue qualità credo emergano da sè nelle immagini."

Qual è stata la prima foto da lei scattata?
"E' stato con una Contax. Mi trovavo a Tokyo e di fronte al mio albergo c'era una strana astronave appoggiata ad un trattore. Ora la tengo appesa a casa mia e chiunque la veda non capisce subito cosa raffigura".

Se dovesse fotografare il suono, che immagine ne darebbe?
"Quando avrai visto l'intera mostra vedrai. Vi sono delle immagini astratte, ecco, queste sono il suono."

C' è uno stato d'animo particolare che la invoglia a dare vita fotografie?
"Ogni volta che vedo qualcosa di meraviglioso, ovunque e in qualsiasi momento. C'è solo il problema di decidere come scattare la foto, se in digitale o su pellicola."

In quale città europea vorrebbe organizzare un'altra mostra?
"In qualsiasi... che sia essa Roma, Firenze o Milano, sono tutte belle poichè viene conservata la bellezza storica. A New York non c'è nulla di "vecchio". Ogni volta che ritorno trovo qualcosa di nuovo sulle ceneri di qualcosa che vi era in precedenza. Però, ogni volta, torna a NY un nuovo Lou."

Quali sono i fotografi che l'hanno ispirata?
"Sicuramente i grandi fotografi della scuola Magnum, Cartier-Bresson e Bruce Davidson, ma anche un caro amico d'infanzia Donald Greenhaus che è diventato un bravissimo fotografo seppur poco noto e un membro della Factory di Andy Warhol, Billy Name."

Qual è il suo rapporto con la teconologia moderna, inerente la fotografia?
"Mi avvalgo del digitale, ma mon mi piace l'uso di Photoshop per ritoccare le immagini. Oggi c'è una nuova scuola di manipolatori di immagini, ma io non ne faccio parte."

Come mai nelle sue foto non compaiono persone?
"Perchè mi sono servito di attrezzature "lente" e quindi non adatte a ritrarre persone, magari in movimento. Ma presto sarò pronto anche per quello."