Intervista a Lele Sacchi

Cosa resterà del clubbing a Milano? Ne abbiamo parlato con un esperto del settore

14 anni di carriera alle spalle. Lele Sacchi è uno dei dj di electro e house music la cui bravura è riconosciuta a livello internazionale. Dopo aver suonato in mezzo mondo, da Los Angeles a Shangai, il ragazzo si dedica alla cura artistica dei Magazzini Generali, dove è anche resident dj. Se non bastasse Sacchi è coinvolto nell'organizzazione di Elita Design Week Music Festival. Chi meglio di lui può raccontare come se la passa la nightlife in questo periodo?

Molti club storici hanno chiuso o rischiano di chiudere. Cosa sta succedendo a Milano?
"C'è la tendenza a vedere la socializzazione dei giovani come una minaccia. Le amministrazioni ci sono andate giù pesante. Sembra abbiano deciso a tavolino di disporre controlli su tutti i locali, e non solo per attuare le disposizioni di legge. Ci vedo una specie di ossessione un po' persecutoria, ma soprattutto un'insensibilità verso il settore. C'è stata una moria notevole che ha toccato anche locali che non appartengono al nostro circuito come l'Hollywood".

Sembra che, come al solito, l'Italia si in arretrato rispetto ad altri paesi. Ma in Europa è davvero tutto più semplice?
"A volte si generalizza troppo sulle città estere. In linea di massima però città come Barcellona e Berlino, mete per il turismo giovane, sono poli di attrazione creativa. La prima perchè finanzia molto i progetti e le iniziative, mentre Berlino avendo ancora problemi finanziari lascia fare. Da noi è difficile persino aprire un dj bar (sul modello di Atomic bar e Sergeant Pepper's, ndr), di cui Madrid e Amsterdam sono piene, per via delle licenze, non sempre compatibili tra loro e facili da ottenere".

Qual è il nostro problema? Perchè non si riesce a costruire a livello nazionale una scena di clubbing solida?
"Anzitutto non c'è molta cultura musicale. A livello produttivo siamo dei provinciali, però la nostra creatività genera fenomeni inaspettati. Ad esempio tutta la musica prodotta durante gli anni '80 e oggi conosciuta come Italodisco, citata come ispirazione da molti dj. Penso che il pubblico sia interessato al divertimento ma anche a quello che succede nel mondo. C'è da dire che Milano attraverso la creatività dei singoli si arrangia".

Hai qualche soluzione per risollevare la nightlife?
"Direi di provare ad aprire locali in centro, ad esempio in Piazza Duomo o in Via Larga. Zone dove non abita più nessuno, così non c'è il problema dei vicini, e che dopo le 7 di sera diventano deserte. Bisogna tentare, provare a fare qualcosa. Sono nate numerose esperienze, senza contenuto però. Perchè chi ha il background culturale non investe?".

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www.myspace.com/lelesacchi