Intervista a Lele Battista

La poesia di un musicista. Alla ricerca dell'intimo "io" attraverso la malinconia delle ombre

Di nero vestito, ma dagli occhi ridenti di un azzurro trasparente di malinconia, che illuminano le sue parole. La sua voce fa vibrare l'aria della stanza e il tavolo su cui ripongo le sue parole, appuntandole sul mio taccuino di viaggio, per non perderne nemmeno una. Due sensibiltà che s'incontrano, il medesimo Pianeta, Venere, a vegliare sulla nostra nascita, la curiosità di conoscere se stessi e il mondo, attraverso l'esperienza empirica. Lele Battista, un tempo cantante de La Sintesi, ora ci canta della conoscenza di se stessi, nel suo primo Album Le ombre. Eccomi qui a trascrivere i suoi pensieri, mentre mia mamma canta canzoni antiche... la malinconia ha il sapore di un tè verde tinto di miele.

Lele, nel brano "Le ombre" dici "Sono trasparente, ma ho l'ombra più decisa e gigante". Potresti spiegare questo concetto?
""Le ombre" è il manifesto del contenunto dell'album omonimo. Le ombre come filtro per osservare il mondo e per esplorarmi dentro. Il tutto è nato dall'osservazione della realtà, una mattina, quando provai a guardare fisso il sole, ma non riuscii. Si può percepire il sole dalle sue proiezioni, che creano le ombre. Ho voluto dunque trasferire questo concetto dentro di me. E' difficile guardarsi dentro, come se vi fosse una fonte di luce molto forte che non ti consente di vedere con lucidità. Però è possibile vedersi attraverso le proiezioni di se stesi sugli altri, atrraverso i sentimenti."

Mi piace pensare all'ego racchiuso nel profondo di ognuno come una fonte luminosa. Solitamente l'inconscio è legato al buio...
"Sì... nonostante le ombre rimandino all'oscurità, qui sono proposte nell'accezione positiva, quale unico modo per conoscere le cose. Prendendo coscienza delle mie ombre cerco di liberarmene. In tutti i brani vi sono spiragli di luce. Ho cercato un filo conduttore per scrivere in un unico modo, per essere completamente soddisfatto e il più sincero possibile. Nel disco ho la pretesa d'essere trasparente."

Quando è buio e magari si dorme, dove vanno le ombre?
"Sono comunque lì, deformate. Esse, pur somigliando alla realtà, sono ingannevoli. Sembrano discorsi un po' trascendentali, ma sono molto terra a terra. Ho la sensazione di essere libero e non saperlo. Il mio io è al centro del mio microcosmo personale, fatto di cose semplici. Tolte le ombre rimane il potere interiore che fa emergere l'immaginazione. Bisogna poter creare altri mondi per scoprirsi."

Sempre ne "Le ombre" parli della città delle bugie che portano ad aver timore di sè. Parli di Milano?
"La città delle bugie non si riferisce solo a Milano, ma ad una serie di condizionamenti che  ognuno ha, poichè imposti per cultura. In particolare mi rivolgo a Milano, poichè un giorno, trovandomi in tangenziale e guardando verso di lei, dissi al mio compagno di viaggio "Guarda dove siamo cresciuti, nella città delle bugie". In un paio di brani, parlando di Trieste e Venezia, appare il desiderio di evasione dalla città, anche verso mete non molto distanti. La possibilità di evasione è vicina. "

Ti ricordi una delle tue prime uscite da Milano, quando eri bambino?
Tra i pensieri che sono sicura hanno iniziato a scorrere nella sua mente, affiora un bellissimo sorriso "A quattro anni, quando mi portarono allo Zoo Safari."

Le immagini che hai di quando eri piccolo sono fotografie a colori, in bianco e nero, nitide o sfuocate?
Riflette, sempre con un dolcissimo sorriso... "Poche, nitide e a colori. Mi ricordo che vestivo sempre con bei maglioni di lana fatti a mano, per lo più neri o marroni, colori che tuttora prediligo."

Ho trovato molta malinconia nel tuo disco, nel senso poetico del termine, dalla musica ai testi alla scelta delle immagini.
"Avevo il desiderio di un Album inequivocabile, con una direzione precisa e in cui tutto ruotasse attorno al concetto di ombre. Se sono malinconico, la musica malinconica ha su di me un potere molto rasserenante, mentre quella allegra mi mette un po' di tristezza. Se la canzone rilfette il mio stato d'animo posso ricondurla alla mia esperienza. Nella vita e in studio vi è una grande contrapposizione tra l'allegria dell'atto creativo e la musica con tutta la sua intensità emotiva."

Questo Album è più la tua ombra o il tuo specchio?
"E' uno dei miei specchi."

E ci appartiene di più l'immagine nello specchio o l'ombra?
"L'immagine allo specchio. Possiamo considerarla come un'ombra differente, che in quanto specchio delle mie ombre, mi consente di conoscermi ulteriormente."

In "Amore folle" parli di incanto... Cosa ti incanta?
"La Poesia. Le cose che hanno il potere di comunicare. La Poesia ha il potere di far avvicinare due anime distanti, il dialogo normale e le immagini, portandoci in un'altra dimensione. Le nostre sensibilità comunicano in una maniera strana e diretta."

La Poesia come un modo di vivere e di guardare le cose, quindi?
"Sì, è una chiave diversa di lettura, che ti consente di incantarti di fronte a delle cose che comunicano con i tuoi punti più profondi."

In "Trieste" parli del vento... Come si fa scorta di vento?
"Fare scorta di vento è una metafora per la voglia di evasione da un'eccessiva paranoia. Prima il vento mi infastidiva, ora mi incanta. Mi dà la sensazione che porti via le cose brutte. Quando è molto forte a Milano si possono vedere anche le montagne. Ricordo la prima volta che da adolescente scoprii di poterle vedere... ero all'ottavo piano di un palazzo e rimasi stupito. Fare scorta di vento vuole dire portare a casa sensazioni picevoli."

Come percepisci il tempo?
"Come una costrizione, una convenzione. Ho difficoltà a dormire e mi verrebbe da spostarlo."

Il silenzio che ruolo ha nella tua vita?
"Lo ricerco sempre di più, ma diviene un problema questo mio volermi estraniare, poichè mi distacca troppo dalla musica. Voglio evitare di diventare ossessionato dal silenzio e così, spesso, mi rifugio in surrogati del silenzio, come la musica di Chopin o atmosfere più dilatate che assecondino la lentezza. Mi piace la lentezza. Pure nella musica, le canzoni che a me sembrano veloci agli altri sembrano lente e quelle che mi appaiono lente, agli altri appaiono lentissime."

La chiacchierta è stata lunga e piacevole, ci salutiamo ridenti, con lentezza di sguardi. Apro la porta e la città mi riprende con sè, col suo sole d'un impressionismo ventoso.