Intervista a La Crus

La fine di una storia scioglie il cuore, una delle band italiane più colte chiude un ciclo di musica d'avanguardia

Quando la musica italiana ha riscoperto un passato di voci malinconiche, poeti che provavano a cantare l'amore fallimentare e non leggero, dietro a questo sano revisionismo c'erano i La Crus. Quando i videoclip erano cortometraggi e note tirate nei pixel, e l'amore diventava una feritoia crudele, dietro c'era la voce vellutata e disillusa di Mauro Ermanno Giovanardi. Quando sotto alla chitarra, gli archi si caricavano di battiti elettronici Cesare Malfatti era presente. La paternità di una cultura musicale riscoperta e di un livore emotivo tradotto in musica colta, appartiene ai La Crus che ora, con l'album Io non credevo che questa sera, chiudono definitivamente un'avventura lunga 15 anni, con tre brani inediti e una speciale tracklist, eseguita live con l'Orchestra da Camera.

Domanda di rito  per la chiusura di un ciclo importante come il vostro, come nasce la tracklist di questo album?
"Tutto l'album, sia tra gli inediti che fra le tracce live, segue un clima omogeneo. Abbiamo scelto i brani meno pop e quelli più importanti per noi, che riassumono la nostra poetica. Così anche gli inediti seguono questa idea, Entra Piano nasce dopo un iter creativo sofferto ed esistenziale, frutto di un metodo di composizione e di lavoro poetico raggiunto a fatica, anche attraverso il passaggio cruciale dall'inglese all'italiano, che abbiamo avuto in questi anni."

L'album porta come titolo una citazione forte, Io non credevo che questa sera, che esplica la scelta, definitiva, di scindere le vostre strade.
"La citazione di Tenco che continua con "sarebbe stato un addio" ci sembrava la più adatta per dare il titolo all'album. Quando la casa discografica ci ha chiesto un greatest hits noi abbiamo preferito scegliere di riassumere la nostra storia in un'esperienza live toccante, dove abbiamo suonato i nostri brani con l'orchestra. Questo album arriva a chiudere un ciclo, un po' come una storia d'amore è giusto trovare il coraggio di troncarla e non trascinarla, è una scelta di onestà intellettuale. Il nostro metodo di composizione si basava su un equilibrio delicato dove la musica e la sperimentazione delle volte limitavano le parole e viceversa, e l'equilibrio era arrivato alla fine."

I La Crus sono definiti come i padri di una rivisitazione della musica d'autore italiana e allo stesso tempo sperimentatori non solo di suoni ma anche di arte, vi siete sentiti in questo ruolo?
"Quello che da subito abbiamo fatto è stato inventarci la musica, venivamo dagli anni '70, da canzoni leggere e di post punk dove era forte uno scollamento fra testi importanti o musiche asettiche. Abbiamo riscoperto Tenco, un modo di trattare il tema dell'amore che a lungo è stato tabù per noi anche nella composizione, e siamo arrivati con gli ultimi inediti a trattarlo con una spontaneità che ci mette a nudo."

Nei vostri progetti futuri, quanta sarà l'influenza della matrice La Crus e cosa sentirete mancare fortemente?
"(Cesare Malfatti chitarra) Sicuramente mi mancherà la voce di Giò, unica in tutto il panorama italiano, continuerò i miei progetti con i Noorda e le mie collaborazioni con altri gruppi. (Mauro Ermanno Giovanardi) Io sentirò la mancanza della concretezza di Cesare, mi ha insegnato a direzionare le energie e a mettere un freno, ho scatoloni pieni di varianti di testi! Sto lavorando ad un album meno elettronico e concentrato sulla parola. Quello che abbiamo creato come La Crus è un substrato forte e maturato con gli anni, che si sentirà nei nostri futuri lavori. A fine Aprile partirà il tour strutturato in due tronconi, uno classico ed uno elettronico, e vorremmo chiudere verso Natale a Milano."

Io non credevo che questa sera sarebbe stato un addio, invece il capitolo è stato chiuso. Quando si ascolta Mentimi, però, si chiede alla bugia l'ultima illusione.