Intervista a Kyung-Sook Shin

La scrittrice coreana ci parla del nuovo libro "Prenditi cura di lei", una toccante storia di legami familiari

Un timido sorriso ammorbidisce ancor di più i dolci lineamenti del suo viso, che fanno da cornice a due piccoli occhi neri visibilmente stanchi per il fuso orario non ancora smaltito. Ci incontriamo nel fresco giardino interno dell'Hotel Manin, al riparo dalla calda arsura milanese che in questi giorni rende faticoso persino respirare. Seduta su una comoda poltrona di vimini, l’autrice coreana Kyung-Sook Shin mi racconta il suo ultimo romanzo, Prenditi cura di lei (Neri Pozza, Euro 16,50). Una commovente storia familiare che descrive la scomparsa dell'anziana Park So-nyo e la sua disperata ricerca da parte dei figli e del marito, divorati dal rimorso per non aver mai amato proprio lei, che invece si era sempre e solo dedicata a loro fino ad annullarsi.

Già bestseller in Corea, Prenditi cura di lei sta conquistando ben 19 Paesi. Come spiega questo successo?
"Scrivo racconti da trent'anni: in Corea molti lettori amano i miei romanzi, per cui potevo anche aspettarmi un successo del genere. La popolarità che ho acquistato nel resto del mondo, invece, mi ha davvero sbalordita. Credo che il libro piaccia così tanto perché parla d'amore, un sentimento universale che in questo mondo caotico spesso non riusciamo a vivere fino in fondo prima che sia troppo tardi".

I protagonisti della storia si accorgono dell'importanza della mamma solo quando viene a mancare. Qual è il messaggio che vuole trasmettere ai lettori?
"La frenesia di oggi ci porta a dimenticare i legami familiari, senza i quali rischiamo di sentirci soli anche se siamo circondati da migliaia di persone. La mamma rappresenta le nostre radici, il nostro passato, ciò che siamo. Vorrei spronare le persone a coltivare i rapporti con i propri cari, ad amare finché si è in tempo..."

Quanto influisce la Storia della Corea sul carattere e sulla vita della protagonista?
"Park So-nyo vive il passaggio dalla società pre moderna a quella post moderna: se le madri non avessero fatto sacrifici a quell'epoca, il mio Paese non sarebbe cresciuto così in fretta. I figli, pur essendo nati in campagna, una volta che si stabiliscono in città dimenticano velocemente le proprie origini. Spetta alle mamme fare da ponte tra il passato e il presente, ricordare ai figli le proprie radici, e spingerli allo stesso tempo verso il futuro".

Park So-nyo viene descritta attraverso diversi punti di vista, una scelta piuttosto inusuale…
"Mamma significa donna, fidanzata, moglie e madre. Per far emergere queste complesse sfaccettature, ho deciso di descrivere la protagonista a tutto tondo: dal punto di vista della figlia femmina, da quello del figlio maschio -con cui in Corea le mamme hanno un legame molto stretto e particolare- e dal punto di vista del marito. Infine, ho lasciato che si raccontasse da sé. Così i lettori hanno la possibilità di conoscerla a 360 gradi".

Sono presenti elementi autobiografici nel romanzo?
"Qualche punto di contatto con la mia vita c'è, soprattutto nel legame tra la madre e la figlia scrittrice. Ma a differenza del racconto, io e mia mamma abbiamo un ottimo rapporto. Devo ammettere, però, che a volte capita anche a me di riagganciare il telefono perché sono troppo occupata, di prometterle che la richiamerò anche se poi mi dimentico o di risponderle in modo brusco quando si intromette e nella mia vita. Scrivere il romanzo mi ha aiutata a rivalutare la sua figura".

Una parte della storia è ambientata proprio in Italia, a Roma. Come mai questa scelta?
"È stata una coincidenza. Prima di concludere il romanzo, ho deciso di trascorrere un mese in Italia. A Roma ho ammirato la Pietà di Michelangelo, una meraviglia incredibile che mi ha catturata con la sua bellezza ineffabile. Appena l'ho vista, ho sentito subito un forte collegamento con ciò che avevo descritto nel libro e ho deciso di parlarne nell'epilogo".

Cosa pensa invece di Milano? C’è qualcosa che l'ha colpita particolarmente?
"Credo sia una bellissima città. In questi giorni di promozione, sono nervosa come una neo laureata, perché qui in Italia è la mia prima pubblicazione. La cosa che mi ha colpita di più è senza dubbio il tetto del Duomo. Ci sono stata al tramonto e la vista che ho potuto ammirare una volta arrivata in alto, mi ha fatto dimenticare la forte stanchezza che avevo accumulato nei giorni precedenti. Non dimenticherò mai questo spettacolo! Avevo sentito dire che il Duomo di Firenze fosse il più bello d'Italia, ma quello di Milano lo batte sicuramente".

Da meneghina doc quale sono, non riesco a trattenere uno spontaneo "olè!", certo non molto professionale, ma capace di strappare una sincera risata all'autrice e all'interprete. In questo clima allegro e familiare, saluto e ringrazio le mie amiche coreane, e mi avvio all'uscita gonfia d'orgoglio per la mia città, sempre più convinta che Milan l'è un gran Milan