Intervista a Kronoteatro

Borderline, perdenti, figli rabbiosi, corpi nudi e musica elettronica. Il regista di Familia ci racconta la cruda trilogia in scena all'Elfo Puccini

"Amiamo i perdenti e siamo affascinati dai borderline". Questa una delle affermazioni che più mi colpiscono di Maurizio Sguotti, regista di Kronoteatro, giovane e originalissimo gruppo teatrale di soli uomini che ha un'idea di famiglia un po' sui generis. Sul palco, musica elettronica, atmosfere cupe, stratagemmi teatrali che infastidiscono lo spettatore, lo assordano, lo accecano. Nel frattempo, si svolgono feroci storie di figli orfani oppure rabbiosi e che maltrattano i padri, scene violente, corpi nudi, gabbie in cui si consuma una carneficina. In occasione del debutto all'Elfo Puccini della pluripremiata trilogia Familia (in scena dal 28 gennaio al 2 febbraio), abbiamo incontrato proprio il regista di Orfani, Pater Familias e Hi Mummy.

Maurizio, il vostro è un gruppo teatrale tutto al maschile. Una scelta curiosa.
'Un puro caso, Kronoteatro è nato in un laboratorio liceale e quando abbiamo fondato la compagnia, la componente maschile era dominante. Di questo ne abbiamo fatto una caratteristica del nostro lavoro. C'è da dire però che l'autrice della Trilogia è Fiammetta Carena, e poi c'è la scenografa e costumista Francesca che cura gli allestimenti, due donne che hanno due ruoli fondamentali'. 


Nel vostro lavoro il corpo ha un'importanza fondamentale. Nudo, coperto da maschere di lattice, violento, che mantiene la sua fisicità anche quando interpreta un ruolo femminile. L'aspetto fisico è così importante, almeno per trasmettere certi messaggi?
'Per noi è importante lavorare sul corpo, l'imperfezione è stimolante. Il nostro teatro è fisico ma non in senso estetico, siamo sempre alla ricerca del degrado, della marginalità, del paradosso anche nella fisicità dei corpi in scena'. 

Parliamo della trilogia. Orfani sperduti, un padre vedovo alle prese con la ferocia del figlio e del suo branco di amici, una danza macabra per un ricongiungimento materno senza lieto fine. Un'idea di famiglia che non è proprio quella del Mulino Bianco. Quali messaggi restano allo spettatore? 
'La nostra analisi sulla famiglia, è vero, non regala speranza. Crediamo che i rapporti famigliari, tra le diverse generazioni, non siano poi così sani. Alcune situazioni, nei nostri spettacoli, sono estremizzate ma le dinamiche sono contemporanee. Le difficoltà per un giovane di affermarsi, l'incomunicabilità, la paura di sbagliare e la frustrazione che può assalire un uomo maturo, queste sono storie quotidiane. Noi facciamo analisi spietate ma ciò non significa che dipingendo la catastrofe non ci sia anche la speranza di un cambiamento'. 

I Kronospettacoli sono generalmente concepiti per un numero limitato di spettatori. Sono talmente forti e intimi da non poter fare altrimenti? Oppure un certo teatro non è per tutti?
'Orfani è uno spettacolo per un numero ristretto perché c'è la necessità di avere un contatto diretto con il pubblico che assiste alla performance seduto su delle panche vicinissime allo spazio scenico. È solo un modo diverso di fruirlo. Non crediamo che un certo teatro d'impatto sia per un pubblico d'élite, anche un rapporto diretto con il pubblico migliora la resa'.

'Obblighiamo lo spettatore a guardare e pensare'. Così conclude Maurizio Sguotti. Guardare e pensare non solo su temi così cupi sulle generazioni. Ma anche su quanto il teatro possa essere fisico, e non in senso estetico, e quindi vivo. Su come questa forma d'arte possa essere qualcosa di diverso, accattivante e dinamico. Su come artisti così giovani possano essere così convincenti. Gli spettacoli in questione sono fortemente consigliati. Soprattutto a chi ha un'idea un po' antica e lontana del teatro. La kronoesperienza potrebbe essere un ottimo esempio per appassionarsi al palcoscenico.