Intervista a Kim Rossi Stuart e Micaela Ramazzotti

In "Anni felici" di Daniele Lucchetti, i due attori interpretano una coppia in cerca di libertà e amore

L'aggettivo migliore per definire Anni felici, il nuovo film di Daniele Luchetti, probabilmente è "autentico". Non tanto perché ispirato ai veri genitori del regista (che del film è anche la voce fuori campo, ndr), quanto per il realismo e la sincerità con cui narra persone, sentimenti e conflitti interiori. Emozioni e relazioni magistralmente portate in scena dagli attori protagonisti, Kim Rossi Stuart (Guido) e Micaela Ramazzotti (Serena), e da un eccellente parterre di coprotagonisti. Siamo nel 1974: Guido è un artista in cerca di consensi, Serena è sua moglie, una donna passionale attanagliata dalla gelosia. Tra i due non mancano tensioni e litigi, a cui assistono i figli Dario (il narratore della storia) e Paolo. Nel loro rapporto si scontrano e si sfiorano due mondi divergenti: maschile e femminile, anticonformista e borghese. Entrambi cercano se stessi e, oltre le incomprensioni, ognuno sembra gridare il proprio bisogno di amore e di libertà. Dovranno abbandonare le certezze per trovarsi, mentre sullo sfondo scorre la Storia: i movimenti artistici d'avanguardia e il femminismo. Ecco cosa ci hanno raccontato i diretti interessati.

Serena è forse il personaggio più complesso del film
: come è stato interpretarla?
Micaela Ramazzotti: "Per me ha rappresentato un punto di svolta, come attrice e come donna. Serena è forte e debole allo stesso tempo, vive una relazione infantile col marito, è gelosa, possessiva. Ma trova il coraggio di cercare la sua strada affrontando le conseguenze delle sue scelte. Questo tipo di coraggio appartiene solo alle donne. Sono molto diversa da lei, ma mi sono rispecchiata in molti suoi aspetti". 

Quali sfide hai affrontato per calarti nei suoi panni?
"Daniele mi ha tenuta sulla corda per tutta la durata delle riprese. Evitava di gratificarmi, mi faceva innervosire. In realtà voleva che mi sentissi tesa e confusa, per riuscire a incarnare tutta l'insicurezza e la rabbia del mio personaggio. Anche fisicamente mi voleva ruvida, quasi mascolina. Interpretare questo ruolo è stato un grande, grande regalo". 

Guido è personaggio composito, anche se all'inizio è facile inquadrarlo… 
Kim Rossi Stuart: "A prima vista appare infantile ed egocentrico, ma la sceneggiatura lasciava intuire molti elementi sottopelle su cui lavorare. Avevo bisogno di trovare qualche fragilità fisica per comunicare i suoi disagi e le sue paure, così ho pensato a una leggera balbuzie, che emerge solo in determinate circostanze. Ne ho parlato con Daniele e ho avuto via libera. Chi ha conosciuto suo padre sostiene che ci sia una somiglianza tra lui e la mia versione, soprattutto nella postura e nella gestualità…"

Il film dà molto spazio a femminismo ed emancipazione femminile. Ora le donne stanno meglio rispetto al 1974?
"Affatto, mi sembra piuttosto che la loro condizione sia peggiorata. Per quanto abbiano conquistato spazi di libertà, oggi le donne sono svilite dalla mercificazione del corpo".

Interviene il regista: "Vorrei che si ribellassero di più. Gli uomini spesso restano prigionieri delle loro piccolezze, le donne invece possono smuovere tutto, come Serena. Sono anni che in Italia non si fa un film incentrato su una donna. Ho cercato di essere onesto, di raccontare un personaggio fuori dalle mitologie, al di là degli stereotipi, cercando di dare rilievo alle sue potenzialità inespresse".

Luchetti, a un certo punto del film viene citato Peter Brook: "Il teatro non è necessario". È una provocazione?
"Io non penso che l'arte non sia necessaria, meno che mai il cinema. Anzi: il cinema è un cassetto delle memorie, è lo specchio di una società, di un Paese. E mi domando: chi vorrebbe vivere in una casa senza specchi?"

In sala dal 3 ottobre.