Intervista a Juanes

L'artista colombiano che, "camisa negra" addosso, ha spopolato in tutto il mondo è l'ospite d'onore del LatinoAmericando

Stranamente non ha la "camisa negra" ma il carisma dell'artista sì. Il giovane Juanes, che con questo singolo dalla sua Colombia ha spopolato in tutto il mondo, è l'ospite speciale del festival LatinoAmericando il 26 luglio, unica data italiana della sua tournèe. Con tre milioni di dischi venduti e il conseguimento di 9 Latin Grammys, 7 Latin Billboard e 6 Mtv Awards, la semplicità di questo artista spiazza.

Come mai hai tagliato i capelli?
"Dopo cinque anni avevo bisogno di cambiare, ma sono sempre io, e penso sempre le stesse cose."

Hai avuto un passato Metal, se n'è andato via assieme ai capelli? Cosa hai portato di quella esperienza nel tuo pop attuale? Le tue influenze?
"Ho iniziato da giovane ad appassionarmi alla musica, da quando avevo 7 anni e ascoltavo la musica popolare colombiana; poi ho suonato da ragazzo in una rock band. Il salto però l'ho fatto nel 2000 quando mi sono trasferito a Los Angeles e ho iniziato la mia carriera da solista. In questo periodo è stata un po' dura lontano dal mio paese, mi sentivo un po' discriminato, ma alla fine mi è andata bene! Ho sempre ricercato l'equilibrio tra l'anima rock e la musica popolare latina. Le mie influenze sono molto diverse: da Carlos Gardel a Silvio Rodriguez, Caetano Veloso, Gilberto Gil, ma anche Pink Floyd, Metallica, Red Hot Chili Peppers."

Il tuo ultimo album "Mi Sangre" è stato giudicato tra i migliori dieci dell'America Latina. Cosa vuol dire per te?
"E' il regalo di Dio per la vita. Non avrei mai immaginato di poter far conoscere la mia musica in tutto il mondo."

Dopo aver scritto la "Camisa Negra", che ormai conoscono anche al Polo Nord, non ti senti arrivato al top? Perchè questa canzone?
"Non si arriva mai al top, nella vita di ogni giorno si può sempre fare di più, fino a quando muori. Anzi, magari anche la morte è solo una tappa e dopo si ricomincia. I giovani devono lottare per qualcosa in cui credono, non smettere mai di sognare. E poi qualcuno arriva veramente. La "Camisa Negra" si ispira alla musica guasca, parla di un amore finito, un lutto da rispettare vestendosi di scuro, quindi una canzone con un pizzico di ironia."

Nelle tue canzoni parli spessissimo della Colombia. Pensi che l'immagine che si ha della tua terra nel mondo stia cambiando? Cosa si può fare da fuori per aiutare questo paese?
"L'idea che si ha della Colombia è sbagliata: nonostante i tanti problemi di questa terra, la gente che ci abita è buona, fa tanti sacrifici, è onesta. La cosa più importante che si possa fare per lei è l'aiuto economico. A questo scopo si stanno già dedicando "United for Colombia", "Unicef", ma occorre che la comunità internazionale intervenga tutta in modo più massiccio. Comunque, la coscienza che in questo paese esistano tanti problemi è sempre più forte, è questo è un bene."

Dopo il periodo fuori casa hai deciso di ritornare nella tua terra. Ti mancava? Farai canzoni sulle emigrazioni?
"Sono tornato perchè sentivo nostalgia della mia casa, dei miei affetti. Può darsi che io faccia canzoni sull'emigrazione, è un fenomeno che ho vissuto personalmente e quindi sento molto. Un tema molto complesso."

Stai lavorando al nuovo disco? Cosa c'è nel tuo futuro?
"Sì, sto lavorando al nuovo disco, e risentirà sia delle mie radici colombiane sia delle influenze culturali di questo tour mondiale. Nei testi affronterò esperienze personali e problemi di attualità, a seconda di quanto mi toccano. Nel futuro vedo sempre la musica, è la cosa che sento di più assieme all'impegno sociale e umanitario."

Ad esempio, l'impegno della campagna contro le mine anti-uomo.
"Sì. Il processo di sminamento è molto complesso, poichè le mine rimangono attive nel terreno epr circa 50 anni. Il problema è molto serio, bisognerebbe che il governo e i coltivatori diretti trovassero un accordo."

Tu e Shakira siete gli artisti più impeganti in Colombia con la vostra musica. Avete mai pensato di unire i vostri sforzi?
"Sì, esiste un progetto con lei e anche con altri musicisti per cercare di trasformare e risolvere i problemi dell'America Latina globalmente. Fino ad ora ognuno ha pensato al proprio paese, ma bisogna intervenire tutti insieme. La musica forse non piò cambiare la testa delle persone ma ha il diritto/dovere di provarci."