Intervista a Jorge e Lucy Orta

La coppia di artisti presenta la loro ultima opera creata in Antartide, raro esempio di arte etica

All'Hangar Bicocca arriva un freddo antartico, ricco però di energia positivo. La mostra ospitata fino a giugno è Antarctica, una serie di installazioni uscite dal genio etico e creativo della coppia Jorge e Lucy Orta. C'è Antarctica Village, che si compone di 25 tende cucite con le bandiere di tutti gli stati del mondo; Orta Water, un progetto con tema il riciclo dell'acqua; Urban Life Guard, ovvero un esercito pacifico di figure umane, di sopravvissuti. Il cuore dell'esposizione è chiaramente il lavoro realizzato al Polo Sud. Per capire meglio, chiediamo a Jorge e Lucy Orta.

Come nasce l'installazione Antarctica Village - No Borders?
"Ci venne commissionato un lavoro nel 2007, per la Prima Biennale alla Fine del Mondo, nella Terra del Fuoco. Il tema era Pensare, alla fine del mondo un altro mondo è possibile. Nell'immediato ci venne in mente di costruire un mondo del tutto nuovo, immaginario, poi abbiamo pensato che sarebbe stato troppo semplice".

Da questa constatazione, come siete finiti al Polo Sud?
"L'Antartide è una terra regolamentata da un trattato internazionale, non appartiene a nessuna nazione, è considerata territorio aperto alla ricerca scientifica. E' dunque una terra di libertà massima, e dall'altro lato, anche il luogo che meglio simboleggia i rischi del surriscaldamento climatico. Tutte queste valenze simboliche ci hanno spinto a creare il progetto Antarstic Village - No Borders, che dal canto suo è portatore di un messaggio importante. Siamo voluti andare su quel territorio perchè pensiamo che il corpo debba vivere esperienze reali per permettere a certi pensieri di prendere vita".

Qual è il messaggio dell'opera?
"Il diritto fondamentale dell'uomo di circolare liberamente da uno stato all'altro senza limitazioni di frontiere. Smog, inquinamento, denaro, armi circolano liberamente. Perchè l'uomo non può farlo? E' per questo che abbiamo creato un passaporto simbolico: si può acquistare durante la mostra alla cifra simbolica di un Euro e dà il diritto appunto di girare il mondo. Questo passaporto sostiene una causa cui teniamo molto: aggiungere all'articolo 13 della Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo un punto 3, che sancisca la libertà di circolazione. Un tema che ci sta molto a cuore, all'Hangar Bicocca sono presenti molte installazioni create con mezzi di trasporto: Api Piaggio, barche, ambulanze... non è certo un caso".

Il vostro è un progetto ambizioso, ma fa piacere sapere che c'è chi considera ancora un valore etico dell'arte.
"L'abbiamo sempre pensato. Dieci anni fa circa sostenevamo il riciclaggio di materiali e di rifiuti. Allora erano impensabili le pratiche di recupero che oggi sono abituali, quindi non è stupido sostenere un progetto. L'arte non deve essere solo un puro piacere estetico per lo spirito, è anzi un catalizzatore per la società. Ci piace parlare di arte come di utopia fondatrice".