Intervista a Jonathan Demme

Il regista racconta la sua passione per il cinema... e per Neil Young

Camicia dalla fantasia vagamente hawaiana, pantaloni chiari risvoltati e un paio di comodi sandaletti: sembra un americano in vacanza il regista Jonathan Demme. Ma questo maestro dal sorriso cortese non è in città da semplice turista: al centro di una retrospettiva del Milano Film Festival, Demme presenta in anteprima Neil Young Journeys, il suo terzo documentario sul celebre cantante canadese.

Da dove nasce l'idea di questa trilogia?
"L'entusiasmo guida ogni mio progetto e Neil Young è un artista che mi emoziona in modo indescrivibile. Pur dopo questi documentari, potrei continuare a filmarlo per ore e trarne sempre del materiale interessante".

Che rapporto avete?
"Considero Neil un vero amico (ma ancora stento a crederlo). Ne sono perdutamente innamorato".

Neil Young Journeys racconta il ritorno del musicista sul palco della celebre sala concerti Massey Hall di Toronto, dopo quarant'anni. Cos'ha provato?
"È stato un concerto straordinario: Neil tornava da solista, dopo anni passati a suonare in varie band, con artisti del calibro di David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash. E dopo aver perso amici cari come Ben Keith. A Toronto ha fatto tutto lui: voce, piano, armonica, chitarra,...Riprendere era come essere sposati con la musica".

Nella sua carriera ha affrontato argomenti diversi: come decide?
"Il grande successo de Il silenzio degli innocenti mi ha permesso di fare un film sul tema dell'Aids, Philadelphia. E così via: non ho mai smesso di alternare grandi produzioni e progetti low budget, anche perché entrambi hanno aspetti che amo. I vincoli di Hollywood mi vanno stretti ma tengo molto al lavoro con gli attori".

Cosa c'è nel suo futuro?
"Attualmente sto lavorando a un film d'animazione. E e a un thriller tratto da un romanzo di Stephen King, che per certi versi ricorderà le atmosfere del Silenzio degli innocenti".

Tempo scaduto, Demme deve andare. Noi restiamo ad aspettare i suoi prossimi film, rigorosamente sospesi tra produzioni hollywoodiane e sperimentazioni personali.