Intervista a John Turturro

Incontro ravvicinato con il regista e attore americano, in occasione dell'uscita in dvd e blu-ray di "Passione"

Ci siamo incrociati la prima volta una quindicina di anni fa al Festival del Cinema di Venezia. John Turturro è cordiale come al solito. Questa volta torna a Milano per presentare la versione in dvd e blu-ray del suo film musicale Passione (Cecchi Gori Group). È un pomeriggio soleggiato. Io e lui ci ritroviamo in un hotel del centro. Turturro sorseggia il suo immancabile caffè lungo ed io bevo un succo di frutta alla pesca.

John, come se la immaginava la musica napoletana prima di girare Passione?

"Io ne vado matto. Quando mi hanno chiesto se fossi interessato a girare questo film, non ho esitato. Quale miglior modo di raccontare Napoli se non attraverso la sua musica, lavorando con tanti artisti e concentrandomi sulle note che hanno segnato gli Anni '70: penso a Peppe Barra con l'incredibile Tamurriata Nera che ha costruito una sequenza importante del mia pellicola".

Quando è nato il progetto?

"Due anni fa, dopo l'uscita di Romance and Cigarettes. L'idea era fare un Buena Vista Social Club movie in versione napoletana, ma questa volta senza un gruppo e con tanti musicisti. È stata una grande esperienza. Ho ascoltato musica per mesi di fila, prima di scegliere gli esecutori. Ho imparato tanto da tutti quanti. Una bella lezione artistica e umana".

Pensa che la musica partenopea sia la macchina del mondo?
"È uno dei centri della musica mondiale. Le canzoni scelte rappresentano questo miscuglio che ha influenzato ogni tradizione, partendo dal cuore della città. Napoli è il paese dei cantanti, ma soprattutto degli ascoltatori ed è particolarmente musicale perché è abitata da persone che hanno orecchio. E poi è una città così incredibilmente teatrale, che sembra di attraversare un palcoscenico".

Quale zona le è rimasta più impressa?
"Tutta, dal centro storico al Vomero, scenari così diversi che hanno fatto da location a questi quadretti musicali. Dovunque mi trovassi, adoravo osservare la gente per strada. Infatti, la maggior parte del tempo l'ho trascorso all'aria aperta”.

E la cucina?
"Beh, di quella nel film non si vede niente (ride). Adoro il caffè napoletano e me ne sono fatto delle scorpacciate. È il migliore".

Napoli è finita alla ribalta della cronaca di mezzo mondo per l'emergenza rifiuti. Il suo film può contribuire a restituirle un'altra immagine?

"Sono convinto che il problema vero sia la corruzione, che avvelena e ammazza la terra in cui sei nato. Ma questo non è il dilemma di Napoli, ma di qualsiasi altra città. L'emergenza rifiuti e le questioni ambientali ci sono ovunque e, quando spuntano gli interessi economici, tutto diventa più complicato. Nelle sequenze di Passione si vede una città viva ed in continuo movimento. Questa forse è la cartolina migliore che si oppone alle foto della cronaca dei giornali".

Nella sua filmografia c'è sempre un tema che ritorna, la necessità di stare assieme, di sentirsi uniti. Milano è così diversa da Napoli. Stiamo per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia. Come possiamo sentirci più vicini?

"Dobbiamo imparare ad apprezzare il meglio dell'altro, condividendo tradizione e cultura. La gente vive in posti diversi tra loro, ma può scoprirsi vicini attraverso le proprie radici. C'è un ostacolo: la mancanza di democrazia. Purtroppo riguarda il vostro Paese così come l'America. Apprezzare il meglio dell'altro è già un grande passo avanti".

La prima volta che ci siamo incontrati, mi ha colpito la luminosità del suo sguardo. E quella di un italiano nato per sbaglio in America?
"Non lo so se sia un errore, so solo che sento in maniera forte le mie radici italiane attraverso i miei genitori. Qualcuno ci scherza e mi chiama Giovanni".

A Napoli la chiamerebbero Giuvanne... Quali nomi le tornano alla mente dai vicoli?
"Beh sicuramente Maria, ma anche Anna e Gennaro. Pure i nomi pronunciati sembrano cantati da quelle parti!"

Passione avrà un sequel?

"Perché no. Non sarebbe una cattiva idea".

E poi alla fine del nostro incontro, mi firma una dedica e, sentendo il mio nome, replica: "Come Rosario Fiorello?"