Intervista a John Turturro

L'attore e regista italoamericano presenta "Passione", il suo ultimo film

John Turturro, regista e attore (Il grande Lebowski, Romance & Cigarettes), è in Italia per promuovere il documentario musicale Passione, nelle sale dal 22 ottobre. Il film, distribuito da Cinecittà Luce, è un coinvolgente viaggio nella musica napoletana e include arrangiamenti di canzoni tradizionali e di brani più recenti, ad opera di numerosi artisti tra cui Mina, Avion Travel, Raiz e Fiorello. L'artista, affabile e elegante, si presenta in Terrazza Martini, dove risponde alle domande della stampa.

Ha girato a Napoli: viene da chiedersi come mai non abbia parlato di pizza e mandolino...
"Perché volevo distruggere i cliché sulla città: li conoscono tutti e non mi interessano".

In Prove per una tragedia siciliana, presentato a Venezia nel 2009, si era dimostrato un ottimo burattinaio: come è diventato un direttore d'orchestra altrettanto bravo in Passione?
"Di quel film ero protagonista e produttore esecutivo, in Passione sono soprattutto regista. Amo la musica da sempre ma è stato l'effetto suscitato da Romance & Cigarettes a far sì che mi proponessero il progetto da cui poi è nato questo nuovo film. Ho trascorso due anni ad ascoltare musica napoletana: non la conoscevo. Il regista Francesco Rosi - con cui lavorai per La tregua, un'esperienza per me molto significativa - mi ha fatto conoscere Eduardo De Filippo, oltre ad aiutarmi anche in fase di montaggio".

Adora Tammuriata Nera: cosa l'ha colpita così tanto?
"È un brano poco conosciuto all'estero e mi piaceva molto la versione di Peppe Barra. La canzone diventa quasi il fulcro del film: è fatta di sonorità eterogenee, provenienti da diversi Paesi, dagli Stati Uniti come dalla Tunisia... solo con questo pezzo si potrebbe costruire un film. In realtà nel documentario ci sono molti altri artisti, come James Senese, Raiz, Mina. Adesso che conosco la musica napoletana vorrei aver dato spazio a più personaggi, per esempio a Eugenio Bennato, un grande talento, che per il film ha curato due arrangiamenti".

Come avete scelto le location napoletane?
"Abbiamo cercato di mostrare i luoghi meno inflazionati e meno tipici. A volte una location ha dei punti di contatto con il brano cui fa da scenario, a volte è in contrasto con la canzone. Quando possibile, abbiamo registrato dal vivo, ma in qualche caso siamo dovuti ricorrere al playback. L'idea di partenza era di fare un documentario, è finito per essere un musical".

Perché il film è firmato "Giuà"?
"A Napoli spesso mi chiamavano così. Lo pseudonimo italiano vuole anche essere un omaggio ai miei collaboratori: a Federico Vacalebre, che è stato il mio maestro per due anni, al direttore della fotografia Marco Pontecorvo e alla montatrice Simona Paggi. Simona in un certo senso è proprio la "madre" di questo progetto, che è frutto di una collaborazione e non di un singolo".

Gli arrangiamenti sono stati realizzati ad hoc oppure esistevano già?
"Alcuni arrangiamenti sono stati realizzati appositamente per Passione, altri erano già stati fatti ma erano così interessanti che ho deciso di utilizzarli. Misia e Peppe Servillo, per esempio, avevano già cantato Era de maggio. Ma quando, come in questo caso, due cantanti sono anche ottimi attori, si può solo lasciarli liberi e seguirli con la macchina da presa".

Ci racconti del suo incontro con Fiorello, che in Passione dà una travolgente interpretazione di Caravan Petrol.
"L'ho conosciuto nel corso di un programma radiofonico, mentre promuovevo Romance & Cigarettes e mi è piaciuto subito. Ho visto due suoi concerti e poi gli ho chiesto se volesse fare un film con me. All'inizio era riluttante perché non ama molto i set cinematografici ma poi si è rivelato straordinario. Ha grande talento, è spontaneo come un bambino. Era terrorizzato solo da una cosa: l'asinello su cui doveva montare per una scena".