Intervista a John Lasseter

Il fondatore di Pixar racconta una lunga carriera di successi, ora in mostra al PAC

"L'arte sfida la tecnologia, la tecnologia ispira l'arte". Così esordisce John Lasseter, fondatore di Pixar, all'inaugurazione della mostra dedicata agli animation studios californiani, allestita al PAC. In esposizione 25 anni di storia, dagli esordi con la lampada da tavolo di Luxo Jrall'incontro con Steve Jobs, per arrivare fino alla principessa scozzese di Brave, al cinema nel 2012. Per la prima volta il pubblico italiano può ammirare schizzi mai usciti dagli studi di Emeryville e migliaia di disegni sia su carta che in digitale. Dopo essere stati accolti all'ingresso da Sully, il gigante azzurro di Monster Inc, incontriamo Lasseter, che indossa una delle sue inseparabili camicie hawaiane arricchita con i disegni delle macchinine di Cars.

Quando ha capito che l'animazione sarebbe stata la sua strada?
"Mia madre insegnava arte e io sono cresciuto con questa passione. In matematica ero una frana e in grammatica inglese riuscivo solo a fare lo spelling. Ma sapevo disegnare! E quando ho realizzato che mi avrebbero anche potuto pagare, ho scelto di investire su questo dono".

La sua carriera inizia alla Walt Disney...
"Sì, ho cominciato lì nei primi anni Ottanta. E già a quel tempo proposi di unire al disegno a mano libera le animazioni digitali, ma la loro impostazione era fortemente tradizionale. Io credevo nell'innovazione ed è così che ho intrapreso la mia avventura alla Pixar. Ironia della sorte, da qualche anno le due società sono fuse (da A Bug's Life del 1998, ndr)".

La sua personale rivoluzione dimostra come tecnologia e creatività possano convivere.

"Certo. Il patrimonio unico di Pixar è costituito proprio dalla loro fusione. La tecnologia non diverte nessuno, ma permette di raggiungere risultati che piacciono a tutti. La creatività è essenziale per il mio lavoro: tutto può essere fonte d'ispirazione, ciò che conta è realizzare le proprie idee con passione".

John, lei è instancabile: dove trova tutta questa energia?

"Nella gioia che i personaggi Pixar riescono a trasmettere. Una volta all'aeroporto di Dallas ho visto un bambino che aspettava il padre. Cars era appena uscito nelle sale e il piccolo aveva in mano un pupazzetto del cartone. Non mi dimenticherò mai il suo sguardo all'arrivo del papà e l'orgoglio nel mostrargli il nuovo giocattolo. Ecco, questo mi dà la carica per continuare a lavorare con passione ogni giorno".

È vero, la nostra generazione ha tanti ricordi legati ai successi Pixar: dal cowboy Woody di Toy Story al topolino di Ratatouille, dall'irriverente esploratore di Up fino al romantico robottino di Wall-E. Personaggi che fino al prossimo febbraio si incontrano al Padiglione d'Arte Contemporanea, in un viaggio emozionante e colorato.