Intervista a Joanne Harris

L'autrice di Chocolat torna a far muovere il vento dei profumi e dei peregrinaggi fra città velato dal mistero

Joanne Harris da anni ha un rapporto con la letteratura indiscutibilmente legato al cibo e a tutte le sue impersonificazioni nei personaggi, con trame sempre più ricche di femminilità e città nuove. L'autrice anglofrancese torna con Scarpe Rosse edito da Garzanti, euro 18,60, a distanza di numerosi altri libri, a raccontare dell'eroina di Chocolat, per ritrovare madre e figlia e unire a loro una nuova donna misteriosa Zozie, con sullo sfondo, il manto speciale della Parigi di Montmartre.

Le donne dei suoi romanzi sono ricche di dettagli e vantano personalità molto complesse, da cosa nasce questo sguardo antropologico?
"E' difficile rispondere, perchè ognuno ha una personalità sfaccettata, e più i personaggi sono resi a tutto tondo più diventano interessanti. Per le mie donne l'importanza dei dettagli è per legarle al loro passato, ognuno è il prodotto del proprio passato, serve a motivare anche le loro azioni."

Come ha fatto a ritrovare Vianne e sua figlia di Chocolat a distanza di tanto tempo e narrare ancora di loro?
"E' stato molto importante che nel mezzo vi siano stati altri libri, questo mi è servito per crescere e far crescere i miei personaggi, sono cambiata e di conseguenza anche loro, sarebbe stato molto più difficile tornare a loro senza altri temi e personaggi in mezzo. Ora posso far prendere a Vianne la via del giallo, del mistero, ha molto di Chocolat ma subisce l'influenza anche delle tematiche, tra cui il mistero, dei libri intermedi."

Come appare Parigi agli occhi di una donna inglese?
"Ma io non sono inglese (ride divertita), comunque credo che Parigi sia multifaccettata, Ha tutto quello che cerchi, ha un'anima per turisti e luoghi adatti, ma è anche molto intima perchè è chiusa con la Senna, che è un luogo vissuto della città, è un accumolo di villaggi, e vive di una forte identità. Non è come Londra che pur avendo il Tamigi non gode del suo fiume e ha uno sviluppo incontrollato."

Nei suoi libri il cibo subisce diventa un vero e proprio personaggio, come ci riesce?
"Credo che cucinare sia un'espressione della personalità, come in Chocolat puoi toccare il passato attraverso il rapporto con il cibo, nel caso della protagonista con la madre. Con il cibo viviamo un rapporto intenso, sia che sia negativo o positivo, è un indicatore di personalità ed è un'eco perchè tutti dobbiamo mangiare e allora sì diventa un personaggio centrale nelle storie."