Intervista a Jerry Calà

L'ex Gatto di Vicolo Miracoli annuncia la sua esibizione dal vivo alla Discoteca il Borgo del Tempo Perso

Non ha bisogno di molte presentazioni Jerry Calà. All'anagrafe è Calogero Calà, è nato sotto il segno dei gemelli ed ha una versatilità che lo porta velocemente alla ribalta alla fine degli anni settanta con la premiata ditta dei Gatti di Vicolo Miracoli. Si impone negli anni ottanta con una serie di pellicole che ritraggono il Bel Paese nel falso miracolo del rampantismo: dal nostalgico "Sapore di Mare" dei Vanzina brothers al delicato "Un ragazzo e una ragazza" di Marco Risi, dal divertente "Al Bar dello Sport" di Franco Massaro all'impetuoso "Il Ragazzo del Pony Express" di Franco Amurri. Tuttavia, è al successo da botteghino di "Sapore di Mare" che resta legato il nome di questo mattatore. Il suo notturno One Man show, dopo lo strepitoso successo alla Capannina di Forte dei Marmi, ritorna a Milano il 14 e 15 ottobre alla discoteca Il Borgo del Tempo Perso.

Che cosa ricorda di quel film e di quel periodo?
"Mah, quello lì era un periodo bellissimo, perché erano gli anni in cui si cominciava. Quindi, si avevano pochi problemi: quando il successo deve ancora venire, si è più incoscienti e spontanei. Dunque, in quei primi film che facevamo tutti insieme, in combriccola proprio, pensavamo solo a divertirci. Si pensava poco al futuro e ci si facevano - come si dice oggi - molto poche menate. Avevo un grande entusiasmo che, però, per fortuna sono riuscito a mantenere. Ritrovarmi più di vent'anni dopo alla stessa Capannina dove ho girato quel film, che mi ha dato uno dei miei primi successi, è qualcosa che, forse, era scritto: era un segno del destino. Comunque, fatto sta che la Capannina continua a portarmi una gran fortuna".

La nostalgia che Lei sente oggi è uguale a quella che Luca, il suo personaggio di Sapore di Mare, avverte sul sottofondo bellissimo di Celeste nostalgia di Cocciante, guardando diritto negli occhi Marina, la ragazza che aveva perso dopo quell'estate degli anni sessanta? Credo che quello sia uno degli sguardi più intensi che il cinema abbia avuto in quegli anni...
"E' vero, è vero. Quello sguardo lì mi ha sdoganato agli occhi dei critici e mi ricordo che l'operatore di macchina - che poi è diventato un grande direttore della fotografia - , dopo quella scena, venne da me e mi disse che quello sguardo mi avrebbe portato lontano. Ed infatti, aveva ragione. Dopo quella scena, forse, alcuni registi capirono che potevo fare anche delle altre cose".

Marco Risi è stato il regista che con la sua trilogia è riuscito a tirar fuori il meglio del Jerry sul grande schermo. Perché?
"Hai ragione. Abbiamo cominciato con Vado a vivere da solo, che è stato il mio primo film da protagonista ed il suo debutto come regista, e poi abbiamo osato con Un ragazzo e una ragazza che, secondo me, è uno dei più bei film che ho fatto. La sceneggiatura, tra l'altro, era di Scarpelli, uno dei padri della commedia italiana. Con Colpo di fulmine, che non ebbe molto successo perché era un film un pò insolito con Vanessa Gravina ancora undicenne, ho continuato su questa strada. Marco Risi mi ha dato il coraggio di osare e di non restare nel clichet".

Lei ha un passato da felino, ovvero da Gatto di Vicolo Miracoli. Perché i Gatti hanno lasciato un grosso segno all'interno della satira italiana, mentre i comici di oggi sono delle meteore che scompaiono ?
"Noi di quella generazione venivamo da una scuola: venivamo da una grande gavetta fatta di centinaia e centinaia di spettacoli in teatrini, in cabaret, ovunque. Quella era proprio una scuola fatta da un gran repertorio dove cantavamo, ballavamo, facevamo gli sketch, facevamo la commedia. Insomma, non voglio dire che eravamo più preparati, ma avevamo uno spettro più ampio di recitazione e di spettacolo, di tutto. Mi sembra che il motivo per cui il nostro successo è stato duraturo nel tempo ed ancora la gente se lo ricorda è perché non improvvisavamo nel mestiere".

Il suo ritorno in televisione è stato segnato da Starflash, una trasmissione che ha fatto flop. Era evidente che lei era un pesce fuor d'acqua e si sentiva a disagio. Allora non è vero che le grandi firme sono sempre una garanzia?
"Diffidate dalle firme autorevoli. Anzi, più autorevoli sono e più hanno la presunzione di sapere cosa vogliono fare. Ogni tanto, un errore si deve fare. Io ho fatto l'errore: avevo forse una gran voglia di fare della televisione. Già alle prove, mi ero accorto che la cosa non funzionava. Comunque, ormai, ero dentro. La colpa è legata alla presunzione di quelli che fanno la televisione. Pare che sanno tutto loro. Invece di venire a vedere i miei spettacoli e di capire quali erano le mie vere possibilità, continuavano a dirmi ciò che dovevo fare. Io mi sono fidato ed ho fatto male. Però, sono scappato via anche subito. Ma, come vedi, mi rialzo subito: ho appena finito di girare un film di cui tutti parlano."

E' vero allora che Vita Smeralda è il Sapore di Mare del terzo millennio?
"E' una fotografia fatta attraverso la vacanza nel posto più ambito dagli italiani in questo momento. E'una fotografia di un'Italia che, certo, rispetto agli Anni '60, ha altri miti, forse più futili e, forse, molto più terra terra".

In conclusione, quale passione ha Jerry Calà alla tenera età di 51 anni?
"Beh, in questo momento la mia più grande passione è mio figlio Johnny. Diventare papà alla mia età è tutta una scoperta giorno per giorno. La mia grande voglia di tornare al cinema me l'ha data lui e questo film lo dedicherò a lui".