Moana Pozzi nel libro Splendido Splendente di Ivan Guerrerio

Intervista a Ivan Guerrerio

Il romanzo "Splendido splendente" è il racconto di una città e di un'epoca. Accompagnato da un'icona...

Sky ha appena mandato in onda la mini serie Moana, dedicata ovviamente a Moana Pozzi. La sua figura è protagonista anche del romanzo vincitore del Premio Calvino 2009: Splendido Splendente (Agenzia X, 12 Euro) di Ivan Guerrerio. Moana qui si muove parallelamente alla storia di Marzio (la voce narrante) e di Milano, dalla fine degli anni Settanta alla fine della vita della pornodiva. Cambia la città, cambia la storia, cambiano gli anni: l'adolescenza dei personaggi, gli ultimi scorci degli Anni di Piombo, i socialisti, Edwige Fenech e Twin Peaks, il Mi-Sex, l'edonismo e poi ancora lei: Moana.   

Ivan, com'è nato Splendido Splendente?
"Dalla volontà di raccontare la Milano degli anni Ottanta, un periodo che ha cambiato la città e che credo non sia ancora finito. Milano è ancora, per certi versi, anni '80".

Ma Moana Pozzi cosa c'entra con il tuo racconto?
"Moana è un personaggio emeblematico di quel momento. Era una donna molto particolare, di lei più ne sai più ti incuriosisci. Attraverso Moana l'Italia ha conosciuto quella centralità del corpo tipica di quel periodo ed espressa dal cinema mainstream anni '80, da Flashdance9 settimane e 1/2".

Il mondo scopriva il corpo e in Italia il corpo era Moana. Che a un certo punto nel romanzo dice di sentire una forte aggressività nei confronti del sesso: "Nessun amore per il sesso in queste persone, solo disprezzo mascherato".
"È una frase vera, come tante altre nel libro pronunciate e scritte da lei e raccolte nelle mie ricerche. Spesso rivelano una Moana diversa da quella che dice di essere. Aveva capito che la libertà sessuale in Italia non era (e non lo è ancora) completamente reale".

Cioè?
"C'è una divario tra quello che le persone dicono e quello che pensano. Una doppia morale, tipicamente italiana, che Moana non aveva affatto. In questo si può dire che non fosse per niente italiana! In tv parlava senza imbarazzo e aveva una grande coerenza con sé, elemento che in questo paese non vale granchè".

Torniamo alla Milano raccontata nel romanzo e a quella di oggi. È ancora "una città che oscilla tra Hollywood e Varese"?
"Milano da una parte è moderna, dall'altra provinciale, oggi forse più di ieri. Ieri la moda portava la città sui giornali di tutto il mondo, oggi non si è aggiunto niente. Da qualche anno c'è una decadenza anche culturale... Milano non esprime più un pensiero. Qui sono nati movimenti politici e culturali importanti, e ora? Molti posti vengono chiusi e davvero i giovani non hanno grandi possibilità di esprimersi".

Che cosa ti colpisce di più di questa città, in negativo?
"A Milano si viene per lavorare, poi si torna a casa, nell'hinterland, dove molti milaesi si sono trasferiti e così in tanti quartieri restano solo gli anziani. A rendere vivaci questi posti sono gli immigrati. Io vivo vicino a viale Monza e mi piace la zona così com'è. Certo, ci sono degli aspetti d degrado da gestire: il multiculturalismo, l'unica vera novità della città, crea disordine e disagio quando è lasciato a se stesso. Normale che poi si diffonda la paura".

Chiudiamo su Moana, cosa pensi della fiction di Sky?
"Sono curioso di vederla, credo che mostri la Moana già famosa, io ero più interessato al momento della scelta, quando decide di fare la pornostar. Il gossip sul mistero della sua morte, invece, non lo trovo interessante".

Però nel libro anche tu stuzzichi il lettore sul "segreto" di Moana...
"Parlo di un segreto, sì, ma nel senso ironico, prendendo in giro proprio il mistero di cui parlano i giornali".

Oggi intravedi una nuova icona che possa prendere il suo posto?
"Ci sono icone di seduzione, nessuna della stessa portata di Moana. È cambiato tutto: il cinema di oggi non permetterebbe una nuova Marilyn, l'industria del porno non permetterebbe una nuova Moana".

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