Intervista a Hosam Eldin Abou Eleyou

Quattro chiacchiere con il delegato dell'Ais di Milano per consigli e curiosità sull'Associazione

Spilletta del tastevin appuntata sulla giacca e stemma cucito direttamente sul cuore. Hosam Eldin Abou Eleyoun, delegato dell'Ais (Associazione Italiana Sommeliers) di Milano, mi concede un'intervista sui successi e sulle curiosità della delegazione milanese che, da anni, diffonde la cultura del vino e forma sommelier famosi a livello mondiale. Arriva affannato al The Westin Palace, per i preparativi della lezione che sta per cominciare e ci addentriamo subito nei numeri dell'Associazione. 

Innanzitutto, di cosa si occupa un delegato Ais?
"Coordina i corsi di 1°, 2° e 3° livello per diventare sommelier. Organizza corsi di approfondimento, come quelli sul whisky, sulla birra, sui distillati, serate di abbinamento vino-cibo e lezioni extra-corso su svariati temi legati all'enologia".

Ai primi corsi dell'Ais quanti iscritti aveva l'Associazione?
"Le prime lezioni, negli anni Sessanta, contavano poche decine di iscritti. Oggi, anche grazie al lavoro dell'Associazione, la voglia di conoscere in modo più approfondito il vino è sensibilmente cresciuta".

Io frequento il secondo livello e siamo quasi duecento. Cosa sta succedendo?
"I milanesi stanno prendendo coscienza che il vino italiano è un'eccellenza da conoscere, studiare, amare. Al momento in tutta Italia abbiamo 31mila soci che partecipano alle nostre attività. In poco più di quarant'anni, 2 milioni e mezzo di studenti sono passati dai nostri corsi e quest'anno a Milano abbiamo centinaia di iscritti. Un vero record che denota il successo del metodo Ais".

E qual è il "metodo Ais"? Perché scegliere i vostri corsi?
"Ais vanta una didattica completa ed efficace: tre livelli per un totale di 45 incontri in cui si studia la viticoltura, l'enografia nazionale e internazionale, la corretta degustazione, l'abbinamento cibo-vino e molto altro ancora. I nostri sono corsi per chi ha l'ambizione di diventare sommelier e conoscere il tesoro enogastronomico per cui siamo invidiati in tutto il mondo. Ma anche per imparare ad essere buoni comunicatori del vino. Gli altri, per quanto validi, sono per lo più amatoriali e non sono in grado di formare un sommelier".

Un consiglio per i "non sommelier": cosa assolutamente non si deve fare quando, al ristorante, arriva il vino a tavola?
"Non lo si deve "shakerare". Spesso vedo fare questo gesto frenetico e goffo su imitazione, ma è sbagliato. Bisogna fare solo un piccolo giro rotatorio per aprire il vino e sentirne i profumi. Poi, categorico, non si deve versare il vino nel bicchiere dell'acqua".

Cosa invece è importante sapere?
"È fondamentale conoscere la temperatura ideale dei vini. I rossi vanno serviti tra i 16° e i 20°C, anche in estate. I bianchi tra i 10° e i 14°C. Inoltre non tutti sanno che al ristorante il cliente non è obbligato a consumare l'intera bottiglia. La si può anche portar via in apposite "doggy bag" che il ristoratore può richiedere alla nostra Associazione".

Un ultimo consiglio. Si è invitati a cena a casa da amici e si vuol donare una bottiglia, ma ci sono centinaia di marchi e tipologie tra cui scegliere. Cosa fare per evitare la sindrome di Stendhal e non soccombere?
"Innanzitutto chiedere cosa c'è per cena e magari la regione di provenienza dei piatti: questo permette una prima scrematura e una maggiore facilità di abbinamento. E poi, magari, recarsi nei punti vendita dotati di una guida sui vini che hanno un ottimo rapporto qualità-prezzo. Come quella dell'Ais, Bibenda 2011, per esempio...".

Sorride e sta per salutarmi, la lezione inizia tra poco. La sala d'attesa si affolla, arrivano gli studenti. Riesco a fargli un'ultima domanda. Quali successi di Ais Milano puoi "decantare"?
"Negli ultimi dieci anni ci siamo aggiudicati cinque titoli come Miglior Sommelier d'Italia, meglio di così! Ma, numeri a parte, tengo molto a sottolineare che i nostri primati sono anche etici. Siamo stati tra i primi a muoverci per il terremoto di Haiti, devolvendo al Paese distrutto il ricavato di un corso sul Barolo. Allo stesso modo ci siamo impegnati per l'Abruzzo. Infine, il 14 aprile, al Westin Palace si è tenuto un banco di degustazione di squisiti vini italiani forniti da produttori sensibili alla tragedia del Giappone, a cui è stato devoluto il ricavato. Anzi, colgo l'occasione per ringraziare i sommeliers che, per l'evento, hanno prestato servizio gratuitamente e The Westin Palace che ha messo a disposizione la location".

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www.aismilano.it