Intervista a Hevia

A Varzi, nel cuore dell'Oltrepò Pavese, il musicista spagnolo incontra in esclusiva Milanodabere

C'è un giovane che accorda la sua cornamusa di fronte alla colline dell'Oltrepò Pavese. Siamo a Varzi (PV), a conclusione di Muzaik 2007, manifestazione promossa dal Gal Alto Oltrepò. Dopo un convegno dedicato alla cultura locale come risorsa da recuperare, arriva lui: occhiali da sole Rayban, una t-shirt bianca, un paio di jeans e scarpette da ginnistica. E' Hevia, il grande suonatore di cornamusa asturiana, che dalla Spagna ha conquistato mezzo mondo con le sue sonorità. Chi non ricorda il pezzo Busindre Reel, incluso nell'album Tierra de Nadie? Un vero tormentone che ha portato il giovane musicista in vetta a tutte le classifiche.

Hevia, come sei entrato nel mondo affascinante della cornamusa?
"Ci tengo a premettere che la cornamusa è uno strumento tradizionale e popolare di tutta l'Europa, e non solo di paesi come l'Irlanda o la Scozia. Anche nei diversi luoghi d'Italia, da Bergamo a Napoli, avete strumenti come la zampogna così come in molte aree della Spagna. In Asturia, la mia terra, la prima cornamusa risale addirittura al XIII secolo. Avevo un nonno minatore che ascoltava tutti i giorni questa musica alla radio. Io trascorrevo molto del mio tempo con lui ed ho iniziato ad appassionarmi".

Quanto è stato difficile per te imporre questo strumento all’interno del mercato discografico, con i quali purtroppo occorre spesso fare a cazzotti per realizzare prodotti di qualità?
"Ci sono tanti grandi professionisti che lavorano duramente per fare buona musica, ma non hanno l'opportunità di arrivare al grande pubblico. Questo succede anche con la musica tradizionale. A volte non c'è solo la diffidenza dei discografici, ma dello stesso pubblico verso tipologie di musica. Occorre tracciare un percorso preciso e percorrerlo fino in fondo…"

L'album che ti ha dato la popolarità è Terra di nessuno del 1998. Perché questo titolo così denso di mistero?
"Il disco così come la mia musica era qualcosa di molto piccolo, che veniva da una terra molto piccola come la mia, quasi ai margini di tutto il resto della Spagna. Se vuoi arrivare con la tua musica al di là delle montagne del confine delle Asturie, non puoi fare di questa musica una bandiera, non puoi pensare di andare a conquistare il mondo in questo modo. Devi essere cosciente che la tua musica è un piccolo tassello in più, ma allo stesso tempo non di meno di quella che c'è in un altro Paese".

Tu hai una passione che hai trasformato in un mestiere: una fabbrica di cornamusa. Raccontaci qualcosa di più…
"Era un mio sogno da  tanti anni. Volevo realizzare un mercato standard per gli strumenti tradizionali. Quando vai a comprare una cornamusa, devi aspettare due o tre anni per averla. Per i miei allievi è stato un caos. Magari iniziavano a suonare a dieci anni senza un proprio strumento… Vorrei che accadesse come per la chitarra o il pianoforte: dovunque vai, hai la possibilità di avere un'ampia scelta. A nord di Madrid, dove vivo, ho messo su con alcuni amici una fabbrica di cornamuse. Un sogno dal sapore romantico, pronto a sviluppare anche una piccola economia attorno alla musica tradizionale. Gli artisti hanno anche delle grandi responsabilità e questa impresa può rientrarci".

Sei legato alla memoria, alla tradizione, anche se nella tua musica c’è anche l’onda della modernità. Che rapporti hai col web e quanto usi Internet per comunicare col tuo pubblico italiano?
"Dopo la stampa di Gutemberg, penso che il computer sia la rivoluzione culturale più grande della nostra civiltà. Addirittura ho un sito italiano www.hevia.it, che viene curato da un gruppo di appassionati italiani. Se non ci fosse Internet, come farei a tenermi in contatto? Non ne potrei fare a meno (ride)".

Parliamo in anteprima del tuo nuovo album "Obsessión", uscito in Spagna il 4 settembre…
"Un nuovo progetto musicale che continua ad esplorare nuove aree della musica tradizionale. Un lavoro a cui tengo molto, che spero di portare al più presto dal vivo, in attesa che l'album esca anche in Italia". 

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