Intervista a Heike has the giggles

Giovani musicisti crescono: Emanuela Drei ci racconta la band

La gavetta, nonostante la giovane età, non è mancata. Gli Heike has the giggles si stanno confermando una delle next big thing dell'indie di casa nostra. Grazie alle ottime recensioni dell'album Sh! (Kitano/Goodfellas) pubblicato il 5 febbraio e ai concerti in giro per l'Italia. Abbiamo chiaccherato con Emanuela Drei, cantante e chitarrista della band, di paradossi, incomunicabilità e di musica, ovviamente.

Partiamo da una curiosità che forse con la musica c'entra poco. Siete di Solarolo pease del ravennate da cui proviene anche Laura Pausini. C'è qualche altra band che proviene da lì?
"Che io sappia no. Ci sono sicuramente tante band di ragazzi. è un paese di quattromila abitanti, non c'è molto. Per suonare bisogna spostarsi a Ravenna o Faenza".

Siete una band relativamente giovane però avete riscontrato un buon successo da parte delle riviste e blog di settore. Da cosa dipende?
"Ci sono in gioco diversi fattori. Sicuramente la fortuna di avere trovato delle persone che ci hanno dato una mano nel nostro percorso di crescita. L'album è uscito solo un mese fa, è solo l'inizio. Quando vediamo che le persone vengono apposta ad un concerto per noi ci lascia ancora spiazzati".

Però avete già avuto esperienze all'estero, come sono andate?
"Abbiamo suonato allo Sziget e a Toronto. Siamo contenti dell'esperienza a livello europeo, sta andando bene. In Italia abbiamo partecipato due volte ad Italia Wave, un'esperienza diversa perché all'estero i festival sono giganteschi. Inoltre il mercato dell'indie rock è visto in modo diverso, il pubblico è orientato diversamente. Però sono felice che ci sia qualcosa, meglio di niente".

Passiamo alla musica. Quali sono le influenze che hanno generato il sound degli Heike?
"Siamo tutti e tre orientati in modo diverso. Guido, il batterista, è più hardcore. Matteo, al basso, ascolta perlopiù funk ed electro, invece io sono per il pop rock anni '90. Direi che la nostra musica è il risultato di questi nostri modi diversi di approciarci alla musica. Difficilmente prendiamo uno spunto consapevole dalla musica che ascoltiamo".

Qual è la figura che ti ha fatto decidere di cominciare a suonare?
"Alanis Morrisette, anche se non so più che fine abbia fatto, e poi PJ Harvey".

Come vi siete conosciuti?
"Ci conosciamo da quando siamo piccoli. È il bello di una cosa che parte easy. Ho cominciato a suonare con Guido a 12 anni, quando ovviamente non c'era ancora l'idea di mettere in piedi una band seria, poi è venuto naturale chiamare Matteo".

Prima hai accennato all'album, ci spieghi come mai avete scelto questo titolo onomatopeico?
"Sh! è una delle tracce dell'album, e si tratta di un dialogo tra due persone senza alcun filo logico. Nell'album ricorre spesso il tema dell'incomunicabilità, del paradosso e del controsenso quindi ci sembrava giusto come nome complessivo del lavoro. La nostra musica non è silenziosa, invitiamo al silenzio e poi noi siamo i primi ad alzare il volume".

Affrontare il tema della comunicazione è difficile...
"Sono riflessioni su noi stessi, sulle nostre contraddizioni e come siamo nei rapporti interpersonali. C'è anche un qualche riferimento a Beckett e al teatro dell'assurdo, Matteo studia comunicazione ed è molto preso da queste cose".

A questo punto è doverosa una domanda sul web. Quanto conta per una band?
"Direi che conta molto per alcune cose, ad esempio utilizzarlo per promuoversi e farsi conoscere ma suonare rimane una parte fondamentale dell'esperienza musicale. Bon Iver e Artic Monkeys scoperti così. Però puoi avere il Myspace più bello del mondo ma non fai date, per le persone non sei tangibile".

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www.myspace.com/heikehasthegiggles