Lighting Design come si illumina un'opera d'arte secondo Giuseppe Mestrangelo di Light Studio

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Intervista a Giuseppe Mestrangelo

AUTORE
Roberta Gibillini
DATA NEWS
lunedì 30 novembre 2009
ARGOMENTI
Light Design, Lighting Design, Luce, Illuminazione, Light Studio, Giuseppe Mestrangelo, Leonardo, Palazzo Marino, San Giovanni Battista, Louvre

Il suo Light Studio valorizza le opere d'arte di tutto il mondo da 40 anni

Normalmente il San Giovanni Battista di Leonardo è esposto al Louvre, ma è a Milano fino al 27 dicembre. Il capolavoro rivela tutta la perizia del suo autore nell'uso della luce, un po' come sa fare lo staff di Light Studio, la società milanese incaricata di illuminare il difficile dipinto leonardiano a Palazzo Marino. Perché difficile? Ce lo spiega Giuseppe Mestrangelo, light designer dello studio professionale attivo dal 1971.

Che difficoltà ha incontrato Light Studio con il San Giovanni Battista?
"I riflessi, che sono il problema principale di ogni dipinto e impediscono di osservare il quadro senza interferenze: il capolavoro di Leonardo è talmente riflettente da sembrare quasi uno specchio! Eliminare i riflessi è il nostro compito, l'impresa non era semplice".

Per quale ragione quest'opera è così riflettente?
"Leonardo probabilmente aveva applicato uno strato di vernice protettiva, una sorta di pellicola, di film che ha conservato i colori ma che crea molti riflessi. Alcuni esperti ritengono che fosse intenzione di Leonardo far diventare quest'opera quasi uno specchio".

Come avete ovviato al problema?
"Attraverso un apparecchio costruito otticamente ad hoc che, anche grazie a due filtri polarizzanti, illuminano il San Giovanni in maniera ottimale. Al Louvre non si potrebbe godere di questo capolavoro allo stesso modo, anzi: quando andai a visitarlo, quasi non lo vidi, non spiccava e le condizioni di esposizione non lo valorizzavano di certo. Prima ancora di procedere all'illuminazione, lo abbiamo tolto dalla sua cornice, per dargli lo spazio che meritava".  

Ma l'apparecchio di cui parla non si vede nell'allestimento della mostra.
"Si tratta di un sistema di illuminazione assolutamente non invasivo. Nel senso che è a scomparsa, nella pannellatura dell'allestimento e nel senso che sono stati abbattuti completamente i raggi infrarossi e le altre lunghezze d'onda che potevano danneggiare il dipinto".

Light Studio ha un lungo curriculum alle spalle, tra gli ultimi lavori l'esposizione della Conversione di San Paolo sempre a Palazzo Marino nel 2008 e addirittura la Madonna di Lourdes, lo scorso ottobre! Qual è il segreto di una buon lighting design?
"Semplicemente la conoscenza fisica dei fotoni, applicata caso per caso. La tecnica che utilizziamo in fondo è la stessa da 40 anni, il punto è che musei e gallerie non se ne servono. Noi viviamo in un mondo fatto di luce e ci siamo talmente immersi che non ce ne accorgiamo, non ne teniamo conto. Nemmeno quando esponiamo un'opera, mentre invece quando la guardiamo, ci accorgiamo eccome se è illuminata male!".

Secondo Lei qual è l'opera illuminata nel modo peggiore tra quelle conservate ed esposte a Milano?
"La Pietà Rondanini di Michelangelo al Castello Sforzesco, senza dubbio".
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