Intervista a Giulio Casale

Un musicista ed interprete rilegge il Teatro-Canzone di Gaber sul palco del Teatro Filodrammatici

Giulio Casale, raffinato musicista ed interprete, arriva sul palco del Teatro Filodrammatici di Milano fino al 5 novembre con lo spettacolo Polli D'allevamento, punta di diamamte del teatro canzone di Giorgio Gaber.

Lei è trevisano di nascita ma Milanese di famiglia. Quanto è servito questo gemellaggio anagrafico nel suo percorso artistico?
"Difficile dirlo. Diciamo che il mio destino è un po' quello di essere sempre spaesato, un po' straniero ovunque; da bambino sentivo molto questa diversità, o non mancavano di farmela notare. Gaber, Jannacci, Dario Fo, Cochi e Renato, tutto un certo tipo di milanesità era molto presente in casa, mentre fuori dalle finestre tutto parlava al contrario di provincia, di cultura rurale, anche se già in fase di trasformazione. Ho certamente avuto la fortuna di poter vedere la realtà (anche quella civile, politica) con occhi consapevoli che il contesto in cui ero immerso, per dirla brutalmente: bigotto e democristiano, non era il solo
possibile".

Perchè ha lasciato il basket per la musica?
"Perchè a ventanni ci giocavo da 15, ogni giorno della mia vita, avevo già vinto uno scudetto, ero già nella fottuta fase del professionista. La musica mi sembrò, e continua a sembrarmi, un orizzonte libero e esaustivo di me, della mia interiorità. Un campo da basket era davvero troppo piccolo, ormai. Fondai un gruppo rock, gli Estra, con il quale in pochi anni faccemmo grandi cose, tanti concerti, dischi, soddisfazioni enormi. Non mi sbagliavo, insomma".

Se dovesse incollare quattro figurine in un album dei suoi successi di cantautore, quali sceglierebbe?
"Il tour di sullo Zero è stato davvero magnifico. E' là che ho scoperto la forza del teatro, dei silenzi, della mia voce nuda, non più sommersa dai muri di chitarre elettriche. Il disco ha ricevuto la targa Grinzane-Cavour per la ricerca in ambito canzone d'autore. Poi c'è questo nuovo disco In fondo al blu che condensa il mio approccio da cantautore alla composizione e con il quale sono approdato definitivamente al teatro-canzone. Lo spettacolo si chiama Illusi d'esistenza, ed è quanto di più ambizioso io abbia messo in scena sin qui".

Il suo approccio al teatro è anomalo... è arrivato per vie traverse. Mi riferisco all'incontro musicale con il teatro di Gaber. Cosa la avvicina al duo Gaber Luporini?
"Credo una comune tensione di intollerabilità per tanta parte di questa nostra vita, così mal organizzata, così violenta, impositiva. Anche una certa cifra d'ironia, che metto sempre nella mia giornata, prima che nelle opere. Musicalmente frequentiamo territori spesso distanti, ma forse proprio il sogno di un mondo diverso (armonico...) e l'ironia sono leganti fortissimi..."

Parliamo di questo spettacolo storico di scena al Filodrammatici.
"Polli d'allevamento è uno spettacolo importante, anche aspro, pasoliniano e non più solo francofortese (filosoficamente), è gonfio d'una scrittura forse mai così lirica e in più le orchestrazioni di Franco Battiato impreziosiscono la musicalità di Gaber, donandole un canone classico che amo in modo del tutto speciale. Soprattutto, nonostante i quasi trentanni che intercorrono tra la prima messa in scena e la mia riproposizione, è d'una attualità, ahimé, davvero sconcertante. Vedere per credere..."

Progetti per il futuro.
"E' uscita la ristampa del mio ultimo album, a cui ho aggiunto una nuova canzone: Se non hai che l'amore cui tengo quasi come a un figlio. Dopo la stagione di Polli (in primavera inoltrata) riprenderò coi miei concerti, che sicuramente per allora mi saranno mancati. Poi realizzerò un nuovo disco, e forse un altro libro... vedremo, ho così tante cose da tirar fuori. Una alla volta, diceva mia madre".