Intervista a Giua

Chitarra classica, fado portoghese, cantautori genovesi. Tutto sfocia in una nuova voce

Percorrendo la riviera Ligure si arriva a Rapallo, a pochi passi dalle splendide Cinque Terre. E' qui che vive Giua, all'anagrafe Maria Pierantoni Giua, voce che mescola la tradizione dei cantautori genovesi al fado portoghese. Ha 26 anni e la vedremo sul palco della sezione Giovani del prossimo Festival di Sanremo, dove presenterà il brano Tanto non vengo.

Giua, tu hai un rapporto privilegiato con la chitarra classica. Come è nato questo magico incontro?
"Ho iniziato a suonare molto presto grazie alla passione che mi ha trasmesso mio padre. In realtà non ho mai affrontato studi classici, ma la mia ricerca e i miei studi si sono svolti proprio a partire da questo strumento. Da qualche anno mi sono anche appassionata al suono della chitarra acustica, ulteriore fonte di ispirazione e colori diversi, che permette più facilmente l'uso di accordature aperte e quindi di nuove sonorità. Ogni strumento ha una magia propria, e a me piace avere più possibilità, più strumenti per le mie canzoni!".

Sei di Rapallo e la geografia non smentisce mai. Come ti è arrivato l'eco della vicina scuola cantautoriale genovese?
"Nascere in una terra così bella ha molti vantaggi, e sicuramente avere avuto "a portata di mano" le canzoni dei cantautori ha influito nella mia vita e nel mio modo di scrivere. Ascolto moltissima musica, tutti i generi, ma la musica popolare- non solo italiana - e i cantautori rimangono punti di partenza imprescindibili".

Nelle tue melodie fuoriesce anche il fado portoghese. Come si muove questa sottile linea d'ombra che viaggia sul Mediterraneo?
"Ho iniziato ad ascoltare il Fado grazie al mio maestro di chitarra Armando Corsi, e subito ho sentito qualcosa di imperdibile in quelle melodie, in quelle voci. Trovo siano essenziali ma così forti e immediate, da arrivare dritte all'ascoltatore anche quando non si capisce il testo. E poi il fado racchiude in sé una grande speranza che fa tremare anche il dolore più grande".

Cosa manca ai talenti musicali italiani per essere "produttori di emozioni" e non semplici "riproduttori di stati d'animo sintetici" ?
"Non so rispondere a questa domanda. Posso dire soltanto che l'emozione arriva  quando non c'è "maniera", ma quando c'è autenticità. Questo non vuol dire non avere cura delle canzoni, o che una canzone debba essere banale, ma trovo che la semplicità sia la carta vincente e sia "per niente semplice", ma frutto di grande lavoro e verità".

Sei nata musicalmente negli anni dell'esplosione di Internet. Come ha rivoluzionato il web l'approccio al tuo mestiere?
"Credo che, se usato con criterio, il web sia un grande aiuto per noi musicisti e non solo. Permette di raccogliere molte informazioni, abbrevia le distanze. Certo può confondere, ma credo si possa imparare facilmente ad orientarsi, a cercare quello che si vuole".

Sbarchi al prossimo festival di Sanremo nella categoria Giovani con il brano "Tanto non vengo. Cosa ci anticipi?
"E’ una canzone ironica e pungente, che tratta il tema dell'attesa in due modi, l'attesa come tattica-che si rivela goffa e poco efficacie- del tenere l'altro sulla corda, e l'attesa che si "risolve" nell'appuntamento che avviene di gran lunga, preferisco gli appuntamenti alle inutili attese!".

Quelli della tua generazione ritengono ancora l'Ariston un buon trampolino di lancio?
"Io penso lo sia sempre e comunque. Il Festival è l'evento della canzone italiana e permette agli artisti che partecipano di arrivare a un pubblico vastissimo, occasione davvero irripetibile!".

Progetti a breve scadenza...
"Spero di fare molti concerti e di poter collaborare con altri artisti. Mi piacerebbe unire la mia passione per il viaggio alla mia ricerca musicale!".

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