Intervista a Gigi Proietti

Due chiacchiere a pois con l'istrionico attore di ritorno sulle scene meneghine con "Di nuovo Buonasera"

Romano. Simpatico e con il sorriso sempre stampato sulle labbra. Una sciarpa gli cinge il collo, lenta e morbida. Rosso fuoco. Come il sipario. Flash da ogni parte e voci che lo chiamano. Si gira, si mette in posa e ammicca. Gigi Proietti, torna al Teatro Smeraldo dal 17 al 20 febbraio con Di nuovo Buonasera. Una miscela di avanspettacolo che ha come parola d'ordine la contaminazione. Di generi, di testi e di stili. L'eclettico attore racconta e si racconta con affabile ironia.

Cosa si deve aspettare il pubblico da Di nuovo Buonasera?
"È uno spettacolo cordiale. Un omaggio al variété e ai grandi che hanno fatto la storia del teatro. Pezzi di repertorio dalla firma illustre. Parodie storiche, personaggi vecchi e nuovi, balletti, canzoni e poesie. Più una chicca d'autore: Pericolosamente di Eduardo de Filippo. Vuole essere 'na cosa comica, drammatica, 'na cosa jazzistica, popolaresca. Che fa ridere".

Tanti anni di carriera e sempre tanti successi. Non ha paura di essere passato di moda?
"No. I meccanismi della comicità non sono mutati. Cambiano i temi. I tempi. Ma il teatro non segue le mode. E il paradosso ha sempre deliziato e continua a farlo. Per esempio sono convinto che gli sketch di Ettore Petrolini siano aperti e più che mai attuali. Nei suoi spettacoli Petrolini faceva delle pause lunghissime. Che oggi sicuramente non funzionerebbero più. Se li riproponesse avrebbero un ritmo diverso. Più veloce e immediato".

Stiamo vivendo un periodo di grandi sconvolgimenti politici. Lei fa politica con il suo teatro?
"Io non sono capace di fare comicità politica. L'attualità è un macello. Perché qual è? Preferirei non sapere. Cambia giorno per giorno. E devi cambiare sempre repertorio. Sentire che il pubblico ride ancora per gli scatti comici, per la teatralità, per gli equivoci è una grande soddisfazione. Perché sembrava fosse possibile, oggi, divertire solo con l’imitazione dei politici per renderli ridicoli. E c'è bisogno di noi?".

Qual è il luogo o lo scorcio di Milano che la fa sentire più a casa?
"Sò romano. Non bisogna dimenticarlo. Senza Roma non potrei essere quello che sono. Tutti mi hanno sempre raccontato di una Milano grigia. Di gente chiusa. Che corre. Io non ho girato molto la città. Vengo sempre per lavoro e mi sono sempre trovato bene. Milano e Roma sono sempre state in conflitto tra di loro. Ecco credo che il teatro possa servire alle pacificazioni".

Progetti per il futuro?
"Mi piacerebbe riaprire un laboratorio teatrale. Una scuola. Ma con il sostegno serio di una struttura importante. Questo è un sogno che spero si avveri. A breve".

Il mattatore delle scene ci lascia desiderosi di ridere. Tanto. Tantissimo. Perchè Gigi Proietti sa come arrivare al cuore.   

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