Intervista a Gianni Miraglia

L'autore di "Muori Milano Muori!" racconta la città alla vigilia dell'Expo

Intervistare l’autore di un romanzo intitolato Muori Milano Muori! (Elliot Edizioni, Euro 16) a ridosso del clamoroso risultato del primo turno elettorale delle amministrative, è un'esperienza quasi surreale. Gianni Miraglia è alla sua seconda prova d'autore dopo Six Pack, romanzo provocatorio e senza mezze misure su un uomo muscoloso e insoddisfatto. Muori Milano Muori! non è da meno ma, cambiando la storia, cambia anche lo stile: pungente e malinconico al tempo stesso. Siamo nella Milano del 2015, a trenta giorni all’Expo: Andrea è un quarantenne abbandonato dalla moglie che perde il suo lavoro di pubblicitario. Pagare l'affitto del suo appartamento in via Padova diventa un'impresa, intanto il panorama umano intorno a lui si automatizza o conosce forme di violenza. Andrea si chiama fuori da tutto questo, imboccando una via personale e a suo modo estrema.

Chi ti aveva conosciuto con Six Pack, si aspetterà un nuovo pugno nello stomaco. Se le vicende raccontate sono entrambe "borderline", diversa è l'umanità del protagonista. Che cosa è successo?  
"Dopo Six Pack, avevo iniziato a scrivere una storia molto violenta, quasi pulp. Questa strada mi sembrava una delle uniche possibili da percorrere dopo quel romanzo così hardcore, per usare una paragone musicale. Poi però ho pensato che il protagonista avrebbe dovuto lavorare su se stesso anziché prendersela con gli altri".

E così è nato Andrea che, pur essendo lucido e tagliente nell'analisi della realtà, preferisce eclissarsi, sottrarsi alla società.
"Volevo raccontare la storia di una persona che lascia morire i simboli in cui aveva scelto di credere. Andrea lascia andare tutto quello che ha. Il suo è un percorso verso la consapevolezza: Andrea cambia il suo punto di vista, da quello di un uomo che non esce mai di casa, che crede nei biglietti da visita (come ero io, quattro me stessi fa!), a quello di chi si mette in cerca di sé, di un io autentico". 

Perché hai voluto far percorrere al tuo protagonista una strada di questo tipo?
“Perché viviamo in una realtà in cui si fatica sempre più a rintracciare se stessi, a fare scelte autentiche, tutto è calato dall’alto, ci inducono a provare anche i bisogni più elementari. In Muori Milano Muori! accenno ai tanti esempi di "ecologia imposta": in vista dell'Expo si piantano alberi ovunque, l'odore acre del concime naturale si spande nell'aria. Ai piedi del Duomo si posizionano perfino piante carnivore frutto di esperimenti inquietanti. Sono sintomi di un pensiero verde inculcato dall'esterno, a cui si contrappone l'episodio finale del romanzo (che qui non sveleremo) che rappresenta la fusione vera del protagonista con la natura, scelta consapevolmente dal personaggio".

Alcuni dei tuoi personaggi sono clochard, attraverso Andrea ne descrivi il mondo e i pensieri. Hai svolto ricerche nell'ambiente?
"Sono molti i senzatetto che dormono dietro agli uffici in cui lavoro, in zona San Babila. Ho osservato a lungo queste persone, penso che suscitino una grande paura in noi stessi. Paura di quello che potrebbe succedere a noi, a chi lavora in ambienti molto competitivi, dove l'avanzata dei giovani mette in pericolo il proprio posto di lavoro. Di fronte a quelle persone temiamo come potrebbe essere la nostra vita se accadesse l'inaspettato".

Il protagonista vive in via Padova, ora bollata come quartiere off limits di Milano, ora additata come vera zona di frontiera della città, vivace e multietnica. Tu da che parte stai?
"Via Padova è una delle poche zone di Milano dove è ancora possibile trovare casa a prezzi umani, è vivace, sempre affollata. Puoi comprare il pane alle due del mattino, vedi ancora in giro le coppiette mano nella mano, insomma è viva. Io la vedo come una Notting Hill milanese (il noto quartiere londinese, un tempo sporco e malfamato)".

Questi sono giorni di attesa per Milano. I risultati del primo turno delle amministrative hanno colto tutti di sorpresa. Qual è il tuo stato d'animo? 
"Io spero in un orizzonte nuovo, che non deluda. Chissà, magari il titolo del mio romanzo potrà essere interpretato come un auspicio: Muori Milano Muori!. Che poi rivivi".

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