Intervista a Gianni Canova

Il critico cinematografico più amato dal pubblico si presta ad una chiaccherata a ruota libera sul cinema e smettere di fare domande diventa una difficile impresa

Gianni Canova ha fatto dell'amore per il cinema il suo mestiere, diventando uno dei critici cinematografici più rispettabili e, cosa insolita, più apprezzati dal pubblico. Dalle reti Sky ammalia gli appassionati di cinema grazie alla trasmissione Il CineManiaco. Fondatore e direttore del mensile Duellanti, l'abbiamo raggiunto telefonicamente per una chiaccherata sul cinema. 

Lei è reduce da un'intervento al recente Premio Videoclip Italiano. Oggi qual è il rapporto tra cinema e clip musicale?
"Il videoclip si confronta con la tradizione del linguaggio cinematografico ma osa una sperimentazione che per motivi di budget non sarebbe possibile per il cinema. Non a caso, alcuni tra i filmaker emergenti più interessanti vengono dall'esperienza del videoclip. Michel Gondry, regista dell'Arte del Sogno è fra questi."

Secondo Lei il cinema sta attraversando una fase critica?
"Non ci sono idee realmente originali e non è un caso se si producono sempre più film tratti da serie televisive o da cartoni animati. Non è detto che poi non siano dei buoni film, ma è sicuramente il sintomo di una mancanza di creatività. Hollywood sta attraversando la più grande crisi da vent'anni a questa parte. Restando in Europa, personalmente non credo nella new wave tedesca, mentre la produzione cinematografica ispanica offre prodotti che meritano di più, penso a Guillermo Del Toro, per fare un nome. Dall'estremo Oriente arrivano pellicole meritevoli ma che affondano in un tessuto culturale totalmente diverso dal nostro, rischiando così di essere fraintese."

Il cinema è un'arte "giovane", essendo nato un centinaio di anni fa circa. Eppure da subito ha avuto un'influenza fortissima sull'immaginario collettivo. Per quale motivo?
"Il cinema è stato l'occhio del '900. E' stata la tecnologia con la quale ci siamo misurati, con il difficile compito di non lasciare che la nostra dimensione umana venisse schiacciata dalla tecnologia. Inoltre il linguaggio cinematografico ci ha aiutato e ci aiuta a vivere il mondo."

Crede che Internet possa essere una minaccia per l'industria cinematografica così come lo è stato per quella discografica?
"Internet può mettere in crisi la vecchia industria cinematografica, ma apre anche molte possibilità. Un giovane milanese con idee, per esempio, può produrre i suoi film in digitale, spendendo meno soldi, e può dare al suo prodotto una visibilità eccezionale, semplicemente sottotitolando e mettendo online il suo film. Grazie a Internet il mercato è il mondo."

Lei insegna presso l'Università IULM. I suoi studenti però non si limitano a conoscere il cinema, ma progettano e realizzano lungometraggi...
"Nella formazione universitaria dei nostri studenti cerchiamo di unire il sapere al saper fare. Sono molto fiero che al concorso Movi&co. (dedicato all'ideazione e alla realizzazione di spot e filmati aziendali, n.d.r.), dove partecipano atenei di tutta Italia, su 8 vincitori 4 arrivino dal mio corso di laurea. Alcuni ragazzi che sono usciti proprio dalla IULM hanno realizzato un progetto ambizioso, il remake de I Mostri, di Dino Risi. Stiamo cercando di portarlo sul grande schermo."

Può dirci quali film, tra quelli che ha visto di recente, suggerirebbe ai suoi studenti? E qual è l'ultimo film che ha visto?
"Mi sono piaciuti due film presentati all'ultimo Festival di Venezia: Redacted di Brian De Palma e In the Valley of Elah, di Paul Haggis. Dovrei andare a vedere La leggenda di Beowulf, di Robert Zemeckis, regista che sarà al centro di un mio libro in uscita a gennaio."

Venezia, Torino, Roma hanno dei concorsi cinematografici importanti, Milano rimane un po' ai margini, per quale motivo?
"Milano ospita festival cinematografici che non arrivano alla gente. Ci sono dei problemi di comunicazione e marketing, il che è assurdo se si tiene conto che Milano è La città della comunicazione."