Intervista a Gianlorenzo Brambilla

Un'anima divisa in tre: Teatro, Fiction e Cinema

E' nato artisticamente in teatro, ma il cinema e la fiction televisiva hanno arricchito la sua carriera. Gianlorenzo Brambilla ha sfidato la nuova drammaturgia, portando in scena il capolavoro di Baricco: Oceano Mare.  Lo spettacolo Locanda Almayer, in scena al Teatro Libero fino al 16 ottobre , ha messo d’accordo critica e pubblico.

Quali difficoltà ha incontrato nella messa in scena?
"La principale difficoltà incontrata è stata quella di tradurre in linguaggio teatrale e trasferire su un palcoscenico un testo decisamente letterario e che è chiaramente diventato un cult editoriale. Dall'altra parte, invece, ho trovato grande supporto proprio nel testo Oceano Mare, in quanto la dimensione poetica espressa nella sintassi della scrittura dello stesso Alessandro Baricco, assume già di per sé connotati musicali".

Crede che il tema affascinante del "mare" possa essere ancora punto di partenza nella drammaturgia contemporanea?
"Non so se il “mare” si possa considerare punto di partenza o punto di arrivo. Sicuramente è una metafora aperta, di cui lo stesso Baricco volutamente non ci consegna le chiavi di lettura, permettendo ai propri lettori di lasciarsi suggestionare ed emozionare da una delle immagini più antiche e ancestrali dello spirito umano".

Il suo nome è legato anche a fiction televisive. Un uomo "malato di teatro" come lei, non si sente a disagio sull'altra sponda?
"Le mie origini sono chiaramente teatrali e forse, propria la forza di questa preparazione teatrale, mi aiuto a non fermarmi davanti a differente reali o apparenti. Ho sempre amato rapportare il lavoro dell'attore a quello di un artigiano. E così, come un artigiano alterna la realizzazione di oggetti di alta qualità a suppellettili, modesti per fattura ma economicamente convenienti,  così anche per l'attore credo esista una simile molteplicità artistica".

Attore o regista? Come si vede di più?
"Credo siano due dimensioni che racchiudono indistintamente un grande fascino. Forse con l'età, l'esigenza riflessiva mi induce a privilegiare il ruolo di regista.  Rimango comunque convinto che confrontarsi con un personaggio, lavoro che giornalmente compie ogni attore, sia un ineguagliabile viaggio di crescita".