Intervista a Gianfranco Bortolotti

La formula del successo secondo uno dei produttori musicali e designer che più armonizzano le parti

Sempre in viaggio fra Mosca, Amsterdam, Barcellona, Ibiza e Berlino, a volte fa ritorno nella sua Brescia e ci ha concesso con piacere un'intervista che ha più della bella chiacchierata di filosofia e di vita, intrisa di arte, cultura, design e musica. Gianfranco Bortolotti, nel 1987, ha importato in Italia la musica house, reinventandosi quel suono e arrivando ai primi posti in classifica negli States. Da produttore musicale della Media Records ha lanciato alcuni dei dj più di tendenza e da qualche tempo ha deciso di dare sfogo alla propria creatività ideando nuovi concept di vivere gli ambienti, disegnando locali e abitazioni che siano innovativi, belli e vivibili, a misura d'uomo e di donna. Vedrete ora il perchè...

Gianfranco, di ritorno da Mosca, cosa vi trovi di tanto straordinario?
"Credo che attualmente Mosca stia cogliendo il suo momento più importante, unendo al contempo i nostri anni '80 e '90. Convivono infatti l'oro, la moda, il lusso più sfacciato e il minimalismo."

Quale differenza culturale fondamentale pensi vi sia con l'Italia?
"Lì, le donne sono davvero la vera risorsa della nazione. Gli uomini sono stati per così dire "compressi" dallo stalinismo ed ora sono asserviti al potere di pochissimi oligarchi "invisibili", che muovono i fili dei loro "burattini". Nel mondo del lavoro, moltissimi posti di potere e responsabilità sono affidati a donne. In Italia questo non accade ancora, sebbene la differenza culturale fra uomo e donna non esista quasi più. Invece in Russia, in una società ancora così maschilista, la donna è molto più straordinaria. Qui la moda è un limite, là è uno stimolo di crescita, che avvicina all'Occidente e a culture diverse, come avviene per l'uso di internet, pure diffusissimo. In tale maniera le donne russe imparano l'inglese, mentre gli uomini no, non interessandosi per nulla alla moda."

Eh, già, qui la moda, vissuta senza un minimo di gusto e coscienza personali, diviene una gabbia, una costrizione mentale per farsi accettare. Ma cosa credi che serva per avere successo nei propri progetti? E tu, di progetti ne hai molti, dalla musica al design!
"C'è una formula che ripeto in ogni mio progetto: Disciplina x Attenzione = Amore e Creatività. Cioè, la ripetizione dell'esercizio pratico moltiplicata per la qualità dà l'armonia, la bellezza, l'intelligenza, la libertà nel senso bohémien del termine. Ciò significa che, se uno si impegna e lo vuole davvero, otterrà il risultato. Certo, vi sono delle variabili date dal caso, ma basti pensare che, pur non essendo un ciclista, con allenamento, sono riuscito a salire sul monte Maddalena in 33 minuti."

E cosa serve per applicarsi al meglio?
"Serve la mente fresca, libera. Non saremo mai completamente liberi, però, come diceva Heidegger, bisogna trascendere le forme della mente. Quindi non si deve essere attaccati al successo, al denaro, non bisogna avere un pensiero morboso. In tal modo si potrà lavorare e vivere serenamente, raggiungendo i risultati prefissi."

Parlando di te come designer, come dovrebbe essere il locale ideale?
"Sicuramente vivibile, a misura d'uomo. Nel 1997 diedi vita al ristorante Shibuya a Brescia, che prendeva spunto dagli ambienti della nightlife di Tokyo. E' stato il primo locale in Italia a essere tutto bianco e il primo Sushi Restaurant, no smoking e no supralcolici. In effetti nessuno veniva a mangiare il Sushi, ma le serate andavano sempre bene, grazie anche alla selezione di alcuni dei dj migliori a livello internazionale. Come nella musica vi sono le pause, così io faccio caso a quello che non dice la gente e questo mi consente di capire le esigenze dei miei clienti."

E come sono il tuo ristorante e la tua casa ideali?
"Si deve unire estetica, razionalità, gusto e storia. Sono un fautore dell'essenziale. E' inutile aggiungere fronzoli a una cosa già bella. Ho la capacità di razionalizzare il modo di muoversi delle gente all'interno dell'ambiente e di avvicinarmi alla cultura della nazione in cui mi trovo. Se lavori in posti differenti dalla tua cultura, o sei Philippe Starck e quindi viene accettato tutto così come lo proponi, oppure non puoi permetterti di non prendere in considerazione il gusto locale. A Kiev sto costruendo un negozio con Spa che riunisce grandi firme come Gucci e Chanel. L'impresa è realizzare qualcosa che sorprenda. Lì, la gente è disponibile a essere sorpresa, seppure il nuovo faccia un po' paura. Anche in Italia dobbiamo traghettare la cultura estera verso di noi e prendere il meglio per rielaborarlo."

Fra tutti i luoghi dei tuoi viaggi, qual è il posto dove si vive meglio?
"Rispetto a New York, Londra, Amsterdam e Mosca, direi l'Italia. Qui c'è il sole che fa maturare la creatività. Però manca la comunicazione interna, qualcuno che armonizzi i diversi livelli di potere. In Spagna hanno scoperto il potenziale della comunicazione interna vent'anni fa e ora comunicano la forza del loro stato a tutti, dal primo all'ultimo cittadino."

Quali sono le tre città più all'avanguardia in cui consiglieresti di andare a vivere e perchè?
"Mosca, poichè ha circa cento milioni di abitanti non ufficiali, è maestosa e tutto viene amplificato. Berlino, l'unica città che, dopo la crescita economica, si è spopolata, per il decentramento delle abitazioni dei lavoratori provenienti da Berlino Est, dopo la caduta del muro. E Berlino ha attirato tutte le arti da Polonia e Russia. Ma la più bella è Barcellona, la massima espressione della libertà artistica. Gli stessi artisti subiscono il fascino di essere spangoli di Barcellona."