Intervista a Gabriele Salvatores

Il film "Come Dio comanda" contrasta i cinepanettoni. Il suo regista ci parla della sua nuova fatica

Il regista premio Oscar per Mediterraneo torna ad adattare un romanzo di Niccolò Ammaniti dopo Io non ho paura. Riuscirà a bissare il successo di quella pellicola con Come Dio comanda? Dipenderà solo dal pubblico, ma intanto abbiamo fatto qualche domanda a Gabriele Salvatores

Dalla visione del film, saltano all'occhio subito i tagli che ha apportato al libro di Ammaniti. Può spiegarcene le ragioni?
"Uno degli elementi fondamentali del romanzo  che non si trova nel mio film è il personaggio di Danilo Aprea: avrebbe distratto troppo, perchè la sua è una storia che da sola meriterebbe un film a parte. Dopotutto lo stesso Niccolò Ammaniti (co-sceneggiatore del film, n.d.r.) ci ha spiegato immediatamente che non si poteva raccontare tutto il libro, ma che avremmo dovuto concentrarci sul suo nucleo principale: il rapporto affettivo tra padre e figlio".

Lei ha ripetuto che in Come Dio comanda ci sono alcuni elementi fortemente shakespeariani: quali per esempio?
"Già il libro aveva una struttura - poi ripresa dal film - divisa in tre parti: "prima";  "la notte"; "dopo". Niccolò non aveva intenzione di seguire un metodo alla Shakespeare quando scrisse il romanzo, ma in effetti la presenza nella trama di una tempesta, di una notte d'inferno che fa da spartiacque e scinde inevitalbilmente un prima da un dopo, quello sì è indiscutibilmente un aspetto shakespeariano. Così come la presenza di un fool, di un matto con un ruolo cruciale nella storia".

Per la seconda volta fa un film da un romanzo di Ammaniti: che cosa la attira di più dei suoi lavori?
"I romanzi di Niccolò sono abili nel raccontare l'Italia di oggi attraverso atmosfere da film noir direi, per qualcuno anche un po' pulp. Io trovo sempre che siano storia antiche, con una dimensione ancestrale. Non è un caso che i suoi libri vadano molto forte anche all'estero, presso altre culture".

Come ha scelto gli attori giusti per interpretare il film?
"Ho cercato attori che in qualche modo spiazzassero lo spettatore rispetto alle idea che si era fatto leggendo il libro. Era troppo facile avere un Quattro Formaggi grasso, brutto, sfigurato: tutti avrebbero capito subito che il cattivo era lui. Elio (Germano, n.d.r.) è stato bravo a mostrare un lato del personaggio che lo spettatore non conosce e non si aspetta. Ho scelto Timi perchè l'ho seguito a lungo a teatro, come pure Angelica Leo, che recita nel "mio" teatro, il dell'Elfo di Milano. Comunque tutto il cast è composto da attori bravissimi, che poi è la ragione per cui li ho scelti, ovviamente!".

Lei è molto "fedele" a suoi attori, si circonda spesso degli stessi volti, non è così?
"Tendo a instaurare un rapporto speciale con gli attori con cui lavoro, come se fosse un po' la mia tribù. Non è un caso che in piccoli camei tornino a vedersi alcuni attori con cui ho lavorato in passato: uno degli infermieri di Come Dio comanda è il protagonista di Io non ho paura. Volevo che fosse presente simbolicamente. Mi piacerebbe far recitare nello stesso film Abatantuono, Timi e Germano. Diego tra l'altro era palesemente interessato ad avere una parte, in particolare quella di Danilo Aprea, peccato l'avessimo tagliata!"

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