Intervista a Frog

Ora è dietro al bancone del suo Pravda, per arrivare lì kilometri, libri e racconti del bartender della città

Nascosto fra le vie di una Milano per gli habituè, una stanza segreta rossa inneggiante Pravda, cirillici richiami, una piramide vitrea in gran parte costruita da 70 differenti vodke, in un ambiente minimalista. Dentro a questa scatola rossa c'è Frog uomo marchigiano, milanese d'adozione che potrebbe, dietro a quel bancone amato e studiato, raccontare aneddoti e stagioni di questa città come dell'emisfero opposto. Dopo viaggi, film, e locali storici come il russo Yar, ha deciso da circa un anno di regalarsi un bar, Pravda, dove con il socio Andrea, giovane bartender che ha imparato molto da Frog in primis la cura nei cocktail, da chimico e filologo mette in pratica le pozioni alcoliche di epoche e culture diverse.

Prima di approdare dietro a questo bancone hai ruotato in ogni senso, luogo, professioni pur coltivando il culto del bartender.
"Mi sono dovuto fermare a Milano, dopo Londra, Barcellona, il Sudamerica, aver fatto il tecnico delle luci, aver lavorato anche per la tv, e soprattutto l'amore per il teatro, poi mi sono messo a lungo dietro al bancone che è diventato una sorta di palchetto. Qui dietro devi saper intrattenere restando neutrale, creare un legame senza intromettersi troppo. Molta di questa passione la devo a Paolo Ramos maestro bartender. Ho fatto dal '92 al '98 allo Yar, dove ho conosciuto e studiato la vodka, che mi ha influenzato nell'apertura del Pravda. L'idea del bar è stata una proposta che mi ha lanciato Andrea, mio giovane socio. E' un lavoro che amo, che continuo a studiare, e la soddisfazione della gente ne è la conferma, come il loro chiedere il solito o venire da soli salvo poi legarsi spontaneamente ad altra gente al bancone."

Nomi speciali quelli che si legano a te, dal tuo Frog, a questo bar che ha il soffio russo nel nome Pravda..
"Il mio nome viene dalla quasi malattia che avevo da piccolo di giocare con il videogame degli anni '80 Frog appunto, e da allora mi è rimasto. Pravda invece significa in russo Verità, è un imperativo che riconosco in ogni passaggio di questo lavoro, dall'utilizzare solo prodotti freschi e non solo cura degli alcolici che usiamo, ma anche nei dettagli, dalla frutta, agli spuntini. Non è il posto da Vodka Redbull. Ho studiato gli elementi di questo lavoro, dalla struttura del bancone all'americana che non c'era in Italia e che ho messo qui, alla cultura del cocktail, fondata primo fra tutti sul The Savoy Cocktail Book di Harry Craddock, drink epocali e antichi che riproduciamo oggi, mi piace leggere, scoprire a fondo."

Pur stando dietro al bancone l'influenza di te si avverte molto, fra citazioni e musica la tua impronta è forte. Come ti relazioni con una Milano così cambiata rispetto a quando l'hai conosciuta?
" Vivo molto questo posto, i discorsi che si creano al bancone hanno un'aria familiare, la stessa con la quale vivo Milano, città che volevo lasciare ma nella quale sono davvero cresciuto. Sono legato a locali e persone che conosco da sempre e che passano qui con la stessa filosofia per cui io vado nei loro locali, che sono posti molto protetti. Amo andare al cinema nel primo pomeriggio, andare al ristorante, nuovi o abitudinari, perdermi in libreria. Ho i miei luoghi top."

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati