Intervista a Franco Oppini

Confessioni e riflessioni dell'ex Gatto di Vicolo Miracoli

Franco Oppini, ex Gatto di Vicolo Miracoli ha un vecchio debito nei miei confronti: quello di aver avuto un bimbo assiduo sostenitore alla fine degli anni settanta. Quando c'erano Franco Oppini e la sua premiata ditta, non c'era uno stinco di santo che riusciva a scollarmi dal televisore. Mettendo da parte i ricordi, ho incontrato l'attore veronese il 5 giugno a Malnate, un delizioso paese a ridosso di Varese, in occasione della partita di calcio tra Nazionale Calcio Tv e la Nazionale Direttori Tv Mediaset.

Un grande evento di solidarietà, all'interno della manifestazione Pre Njmegen 2005, che ha raccolto più di 4.000 presenze allo stadio Nino Bosca di Malnate. L'impeccabile organizzazione, affidata a La Rete Per Comunicare di Simonetta Palmieri, ha fatto davvero centro in quella che si è rivelata una domenica speciale, dove il tendere una mano a chi ne ha bisogno può essere un modo per ridare un senso alla nostra vita.

Allora, Oppini, come mai si trova a questi eventi?
"Sono da anni, forse per anzianità, il presidente della Nazionale Calcio Tv. All'inizio si viene coinvolti perché è un modo per stare con gli amici o magari sentire sbalzi emotivi quando scendi in campo, passando da un piccolo stadio ad uno stadio grande. Col tempo, inizi a trovarti in stretto contatto con alcune realtà disagiate. Guardandomi davvero intorno, mi sono reso conto che non tutti abbiamo avuto la stessa fortuna. La gente dovrebbe fare un giro negli ospedali per percepire la necessità di rimboccarsi le maniche e darsi da fare".

Cosa le resta del periodo dei Gatti di Vicolo Miracoli, che sono riusciti a scattare delle indimenticabili e surreali istantanee del Belpaese degli anni di piombo?
"Resta un'attualità tremenda. Rivedendo le follie che abbiamo fatto, portando in giro per l'Italia i nostri spettacoli, mi sono reso conto che eravamo fuori di testa. E' vero che avevamo voglia di scherzare, ma lo facevamo sempre agganciati alla sfera politico-sociale. Oggi mi sembra che questo tipo di comicità sia una tendenza sempre più rara e si giochi soltanto sui tormentoni, che prima o poi scompaiono, senza lasciare il segno".

La gente si ricorda ancora di voi. Perché lo scioglimento?
"Per noi è stata una grande conquista rimanere legati all'immaginario collettivo. Ad un certo punto siamo maturati ed ognuno di noi ha sentito il bisogno di esprimersi a proprio modo. Io e  Mini (Salerno, ndr.) con il teatro, Jerry (Calà, ndr.) con il cinema e Umberto (Smaila, ndr.) con la musica".

Il nostro portale si chiama Milanodabere. I Gatti sono tramontati all'alba della Milano da bere. Sareste sopravvissuti all'invadenza degli Yuppies?
"Credo che quell'immagine di rampantismo sia stato amplificato dalla televisione. Gli yuppie erano soltanto una minoranza e si sono estinti da soli. Penso sia stato tutta una bolla di sapone. Noi facevamo parte di quelli che avevano voglia di lavorare, di comunicare un certo malessere. Credo che saremmo sopravvissuti".