Intervista a Francesco Renga

La doppia anima del cantante, fra racconti e canzoni, due linguaggi per una sola voce

Francesco Renga sceglie il verbo in ogni sua forma, urlata o sussurrata come si è soliti pensare sapendolo cantante, con l'uscita del nuovo album Ferro e Cartone, oppure parola silenziosa ma molto più libera dagli schemi ritmici, che lo ha portato a scrivere un libro Come mi viene - Vite di ferro e cartone (Feltrinelli, Euro 10,00), dove la vita scorre fra oggetti, flashback volti di uomini e donne confusi, amanti e complici.

Nel tuo nuovo romanzo il personaggio maschile assume molteplici aspetti, sembra più crudo rispetto ai personaggi che conosciamo nelle tue canzoni che hanno un'anima anche femminile. Come mai c'è un atteggiamento così maschile?
"Le donne sono un universo tutto da scoprire, spesso migliori dei maschi e nel mio romanzo ce ne sono di tutte le sfumature. Gli uomini rappresentati sono anche dei cattivi esempi, sono un universo di realtà. Io per primo mi sono sentito più libero di esprimere lati di me che nella canzone vengono vincolati ad una struttura di tempi e ritmiche. La narrativa è più libera, ti permettere di esprimerti senza timore, non ci sono voci o facce, non sono esposto, posso esprimere tutto e le parole possono divenire anche più crude, tese, le scene raccontate possono assumere aspetti più forti."

Il tuo nuovo album invece, "Ferro e Cartone", è un progetto precedente al romanzo?
"Ho seguito una sorta di doppio filo. Prima è nato il racconto, così in un flusso di espressione, dove la lingua arrivava a toccare a 360°quello che volevo raccontare. C'è una libertà senza limiti a differenza della canzone che in questo caso è una gabbia, dove c'è da rispettare una struttura. Poi le due cose si sono fuse e ho adottato due linguaggi semplicemente diversi per comunicare tutto quello che esplodeva e volevo dire."

Questo è un momento di pura fertilità per te, un nuovo album, un nuovo romanzo. Non hai paura di tutte queste pulsioni da esprimere?
"Non ho paura perchè sono incosciente! Scherzo, è un momento in cui sento questa urgenza di esprimere, ho fretta di dire, di raccontare. E' anche l'ammissione di una zona d'ombra di me e del mio vivere, perchè questa fertilità è il frutto di un'inquietudine più grande, nata dall'esigenza di buttare fuori tutto quello che c'è dentro. E' bello, ma allo stesso tempo spaventa perchè porta a vedere una lacerazione di fondo, di me, non è un'inquetudine fine a sè stessa."

Quale scrittore ti ha influenzato o suggestionato nella scrittura del tuo libro?
"L'unico che ho davvero richiamato o che comunque mi ha ispirato molto, è Carver: le sue scene, i suoi sfondi sono spaccati di mondo che scavano nell'essenziale, hanno un respiro ampio, riporta delle suggestioni enormi e racconta momenti di vita in modo magistrale."

Com'è la scena bresciana? Sembra esserci un rinnovato fermento artistico.
"Sì è vero, è una realtà molto viva, c'è l'atteggiamento che si ha con le città di provincia, cioè poche cose anelate e curate affinchè vi sia il giusto spazio per esprimere la vita artistica e culturale della città. Anche a livello musicale vi è un'apertura costante, che parte anche da dove sono partito io, con i concorsi per giovani band emergenti, c'è voglia di farsi vedere."

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