Intervista a Francesco Mantero

Una via verso la sperimentazione pura, con equilibrio e rispetto

Un concerto rock muto, una sinfonia elettrica...sono solo due delle molte sperimentazioni a cui ha dato vita Francesco Mantero, che il 17 Dicembre renderà omaggio ad Alessandro Volta con Elettrofonia, in Piazza Volta  a Como. Francesco ha creato un'etichetta, la Ottonote, che dal 1999 cerca di trovare spazio a cose non prettamente commerciali, ma commerciabili, perchè anche la sperimetazione può avvicinare il pubblico, a patto che sia accompagnata da rispetto ed equilibrio. Ecco cosa ci ha raccontato.

Francesco, a quanti anni sei stato folgorato dalla musica?
"Avevo cinqe anni, ero a casa di una signora che mi curava e che aveva un figlio che suonava. Fu una sorta d'incanto. E così, da bambino, iniziai a suonare la batteria avendo un approccio ritmico infantile grazie a quel gentile musicista che mi concedeva d'assistere alle sue prove. Verso i quindici anni ebbe inizio una lunga fase di studio, dal jazz alla musica di altre matrici, passando dall'armonia al minimalismo."

Che atteggiamento hai oggi nei confronti della musica?
"Per un cantante le melodie sono importanti, ma dovrebbero esserlo pure le parti musicali. Il lato musicale è affidato agli strumenti, metre alla voce spetta il lato melodico. Io ho un atteggiamento quasi jazzistico nelle mie canzoni, lascio molto spazio al suonato."

Sarai la gioia dei musicisti, che si lamentano sempre dei cantanti e soprattutto delle cantanti jazz...Parlaci ora di Elettrofonie.
"Elettrofonie è una ricerca più strettamente musicale. Utilizza suoni non strumentali, come campionamenti di elettricità statica e turbine. E' una suite in 4 atti: il primo è composto da suoni elettrici, un crescendo di suoni sovrapposti che vanno a costituire una sorta di pieno sonoro. Il secondo è più strumentale con un piano elettrico, molto etereo. Il terzo  dà luce al suono. Ne ho torvato uno bellissimo, cerco di dare un suono alla luce grazie ad un campionamento dalla coda molto lunga con cui ho costruito dei claster di semitoni. Si ottiene un effetto da aurora boreale, un effetto siderale, tendente al blu, grazie al movimento degli elettroni. Nel quarto atto, di dodici minuti, riprendo i campionamenti elettrici, li mixo a delle percussioni elettroacustiche e risulta quasi ballabile."

A proposito delle tue passate composizioni, mi incuriosisce molto il concerto muto...
"Già..."Il rumore del silenzio" è nato nel 2000 come contestazione per le lamentele riguardo al rumore eccessivo dei concerti allo stadio di S. Siro. Il concerto si svolse in una piazza di Cernobbio dove ogni musicista della band era rinchiuso in una gabbia di vetro insonorizzata. Tra noi ci si sentiva in cuffia e il pubblico era dotato di cuffie a raggi infrarossi. E' stato stranissimo per chi percepiva da fuori il tutto, poichè vedeva la gente muoversi a tempo, un tempo che egli non sentiva. In tale modo si veniva a dimostrare che, con questo metodo silenzioso, si va a snaturare l'essenza del concerto, lo stare insieme per condividere la musica."

Tra le tue collaborazioni annoveri anche artisti che non operano in campo prettamente musicale, come pittori, scultori, videoartisti e ingegneri informatici. Che ruolo ha l'interazione tra arti, nella tua musica?
"Ha un ruolo importante, bisogna però stare attenti ad alcuni pericoli. Vi sono infatti pochi artisti onesti, molti scendono a compromessi pur di raggiungere la notorietà. In Italia vi è un profondo problema culturale; si ritiene che sia più facile mandare avanti un gruppo che fa cover di un cantante già famoso, invece di aiutare chi fa cose proprie. Certo, la sperimentazione è un campo di difficile comprensione, però vi sono artisti che propongono cose semplici, ma ricercate. Da parte del pubblico e dei discografici deve esserci disponibilità ad aprirsi, da parte degli artisti onetà."

Cos'è la ricerca per te?
"E' il tentativo di espandere quello che esiste, conoscere ciò che già c'è per portarlo avanti. E' un po' rischiosa come baluardo, ma è necessaria nell'evoluzione ed è nobilissima se è vera, basti pensare al '900 con Stravinsky e Schoenberg. In ogni campo, scientifico, matematico, musicale, artistico, filosofico, la ricerca non deve essere fine a se stessa, deve essere effettuata con equilibrio e rispetto, atrimenti il fruitore viene allontanato."