Intervista a Franca Ghitti

Una signora dell'arte, fatta di ricerca e di contatto coi materiali, per un dialogo fra passato, presente e futuro

Una signora dell'arte d'altri tempi, estremamente contemporanea e aperta di vedute. Le sue sculture sono mappe da decifrare secondo alfabeti che ognuno può interpretare a suo modo. Franca Ghitti nasce in Valcamonica e sviluppa sin dagli anni '60 una scultura che costruisce per aggregazioni, per ricomporre uno spazio quasi arcaico dove danzano insieme forme, usanze e dimensioni del terriotrio umano. Di ritorno da New York e dal deserto, l'abbiamo incontrata alla Triennale di Milano in occasione della presentazione del volume Franca Ghitti. Percorsi, sculture e installazioni, corelato all'esposizione di Lovere dal 7 luglio al 9 settembre 2007.

Qual è la tua concezione di arte?
"La mia è una ricerca. Iniziai sin da piccina a muovermi nelle grandi segherie dei miei nonni. Sceglievo dei pezzi di legno e realizzavo carrettini o piccole sculture quando ancor non sapevo che esistevano delle accademie. Non ho mai avuto come scopo quello di "fare una statua", ma quello di attuare una ricerca sui materiali. Quel che importa è il segno che tu lasci sul territorio, la contaminazione che effettui sulla gente."

Dove sta andando seconte te l'arte contemporanea?
"Per usare un francesismo... sta andando in merde! I giovani artisti vengono spinti al "suicidio" dal mercato. Si vedono così cose già fatte e strafatte come la cartaigienica buttata per terra, opera che era stata realizzata in passato già a Soho. C'è chi dà dei "matusa" ai seguaci di Marino Marini e Brancusi, come me... ok, allora io sono una "matusa". Purtroppo viviamo in una società di architetti, per i quali basta fare "new", cioè cose nuove, da vendere. Venderebbero tutto!"

Cosa consigli ai giovani artisti?

"Oggi è difficile avere un'indipendenza reale rispetto alle regole del mercato. Per questo è molto importante contornarsi di amici coi quali c si possa aiutare. E questo senso di solidarietà si è un po' perso fra i giovani. La colpa è delle gallerie per cui devi fare merce vendibile. Il consiglio è di smettere questa folle corsa alle gallerie, di lavorare il più possibile, non sperando che le cose cadano dall'alto e non "prostituitendosi" a causa dei mercanti. Ci sono tanti giovani promettenti, è un peccato non favorire il loro percorso."

Perchè, secondo te, la gente vede ancora l'artista come una figura appartenente ad un altro mondo, su di un altro livello?
"La società sbaglia a dare questa visione secondo cui l'artista è una persona scostante, strana, e che se ne sta in soffitta a creare. Ora si sta cambiando e non son più concessi vizi o capricci. Se non fai ricerca sei fregato!"

Dove ti rifugi quando vuoi staccare dalla società?
"Ah, nel deserto del Sahara, oppure in Franciacorta, dove posso lavorare e vedere al contempo i miei cari amici, fra un bicchiere di buon vino ed una bella chiacchierata."

Che rapporto hai con il Web, tu che sei sempre in giro per il mondo?
"Ne sto lontana, ma riconosco la sua importanza. Se ben utilizzato è un potente mezzo di comunicazione."