Intervista a Filippo Timi

L'artista in scena a Milano. "Il mio Don Giovanni? Si veste di fiori e ascolta i Pink Floyd"

Mezzo cieco e balbuziente, Filippo Timi ride di questo suo simpatico tartagliare che però sul palco, magicamente, scompare. Anche quando si mette nei panni (rosa elettrico) di Don Giovanni, il suo personaggio in scena al Franco Parenti dal 27 febbraio.

Sempre più icona queer, l'artista perugino mi svela in anteprima il suo spettacolo. Né Mozart né Molière, ma una rilettura irriverente di un grande classico, tra fondali angelici alla Michelangelo e le musiche dei Pink Floyd.

Filippo Timi nei panni del suo

Filippo Timi nei panni del suo "Don Giovanni" (© Teatro Franco Parenti)

I Pink Floyd? Nel Don Giovanni?
"Lo spettacolo è molto eccessivo. Non aspettarti il Don Giovanni piacione dell'opera originale, che passa la vita a sedurre le donne. Pensa che in scena ci sono otto quinte color oro acceso, che uno le vede e dice: "Aiuto!" È una rilettura estetizzante e piena di contaminazioni musicali, dalle allucinazioni dei Pink Floyd all'Uomo Tigre. Non lo faccio apposta, sono un po' invasato e inserisco questi elementi fuori dal comune senza pensarci troppo".

Mi stai dicendo che in scena c'è anche la canzone dell'Uomo Tigre? Quali altre sorprese?
"Celentano, la Sirenetta, Rossini, Bohemian Rapsody dei Queen, brani di musica sacra. Anche dei video presi da youtube e questo si vede in scena. Sono incursioni che servono a rendere un mito come il Don Giovanni contemporaneo. Come il mio, che si veste con un mantello con più di mille fiori cuciti sopra".

Un po' eclettico, alla Freddie Mercury. Ti senti un attore rockstar?
"No, affatto. Le mie scelte sono legate all'emozione di una scena. Come se in quel momento il Don Giovanni ingaggiasse il leader dei Queen per fargli comunicare determinate sensazioni. Io invece sono sempre me stesso".

E quindi cosa c'è di Filippo Timi in questo pazzo Don Giovanni?
"C'è tutto, sia il meglio che il peggio. E tutta la mia confusione. Credo che un attore sia credibile quando crea un senso di confusione allo spettatore, che non riesce a comprendere il confine tra la persona e il personaggio. Tipo quando uno si chiede: ma ci è o ci fa?".

Appunto, ci è o ci fa? L'attore, di talento, strizza un po' troppo l'occhio alla cultura gay friendly e a questo tipo di pubblico che lo ammira sempre di più. Con un Don Giovanni così eccessivo, oro, fiori e Freddie Mercury, le cose sono due. Una delusione oppure un geniale capolavoro. Staremo a vedere.

Filippo Timi nei panni del suo

Filippo Timi nei panni del suo "Don Giovanni" (© Teatro Franco Parenti)