Intervista a Fernando Botero

I misteri e lo scopo dell'arte secondo il Maestro colombiano, secondo cui ci vuol più colore nella vita

Le forme dei suoi personaggi strabordano di colore in una maniera così elegante da inquietare. Un naive che lo fa divenire il pittore più ricco al mondo. Fernando Botero, nato in Coombia a Medellìn nel 1932, è tornato finalmente a far visita a Milano. Di poche parole, con una bozza di sorriso, l'abbiamo incontrato all'inaugurazione della mostra a Palazzo Reale.

Che funzione deve avere l'arte, secondo lei?
"L'arte, secondo me, deve dare piacere e non denigrare. Io traggo piacere quando osservo una bella opera antica, come quelle di Botticelli. Ho una visione positiva dell'arte e della vita e non capisco chi esprime nei propri lavori la possione per l'oscurità, che di questi tempi è molta."

Cosa è fondamentale per fare arte?
"C'è chi dipinge o crea un qualcosa di indefinito e poi vi mette un titolo che però non è pertinente. E' difficile essere chiari in arte, ma bisogna mantenere una personale comunicazione col pubblico. C'è tanta gente che crede di aver capito un'opera quando invece non vi è nulla da capire! Io sono convinto di quello che faccio e prima di tutto bisogna credere nel proprio progetto. Prima nasce la convinzione, poi si crea lo stile che si deve perseguire, andando però nel profondo per risultare sempre riconoscibili, anche quando si fanno lavori completamente diversi dai soliti."

L'ha influenza il suo Paese, la Colombia?
"Certo, mi influenza molto il mio Paese, carico di vicende forti. Ho dedicato alla Colombia più di 100 opere, ispirandomi alla violenza dei fatti che ha vissuto. E' un posto meraviglioso, sebbene in crisi."

Perchè i suoi personaggi sono tutti così inespressivi e non tradiscono nessun sentimento?
"Ho ripreso l'espressione degli occhi da quelli dipinti da Tiziano che guardano in un punto indefinito e non fissano direttamente uno spettatore. Se così fosse sarebbe come se si rivolgessero solo ad una persona, invece in tal modo lo sguardo diviene speciale, denso di mistero, sfuggente."

Nella sua produzione ci sono molte opere dedicate al clero, in particolare ritrae Cardinali... Qual è il motivo?
"Credo che alcune delle poche persone che usino ancora il colore per vestirsi siano i Cardinali, oltre agli artisti del Circo. Altrimenti quasi tutti optano per colori quali grigio o nero... c'è rimasto così poco colore!"

E sempre ricollegandosi al dipinto di un Cardinale del 2003, come mai lo raffigura con la mano destra alzata in segno di benedizione, ma con sei dita? C'è forse un significato più profondo, ricollegabile alla seconda verità svelata da Gesù nell'ultima cena e non diffusa dalla Chiesa?
"No... mi deve essere scappato il pennello, nella foga del dipingere."

Prendiamo per vera quest'utlima affermazione, rimanendo però con un po' di sano mistero d'artista.