Intervista a Federico D'Annunzio

Una voce e chitarra marchigiana, la passione per la musica e l'entusiasmo per l'album di esordio "Sogni tra i capelli"

Federico D'Annuzio, marchigiano di nascita, ha 30 anni. Molti lo ricordano come supporter nei concerti di apertura di Daniele Silvestri o per la partecipazione movimentata a Sanremo Rock. Ospite assiduo del Rolling Stone milanese, questa voce e chitarra si getta a capofitto nell'oceano discografico e ci parla del suo album di esordio Sogni tra i capelli.

A chi pensi di poter essere paragonato, nell'ambito della musica italiana? Chi sono gli artisti che più ammiri e che maggiormente hanno influenzato la tua musica?
"Ho ascoltato musica italiana fin da quando ero bambino, costretto ad assorbire i gusti dei miei genitori; a distanza di tempo li ringrazio davvero perchè ho potuto bere Battisti, Celentano e molte melodie degli anni '60, che amavano riascoltare anche alla fine dei '70! Mi sono innamorato e legato così alla forma canzone che ancora oggi naturalmente rispetto nei miei brani. Non ho un artista italiano in particolare al quale sono legato; me ne accorgo perchè, riascoltando quello che produco, trovo tanti riferimenti."

Come ti poni nei confronti del libero scambio di brani musicali su internet? Sei un cultore della condivisione o ritieni che la rete tolga risorse importanti agli artisti?
"Ritengo che la diffusione via rete sia importantissima: molti artisti bravi che rimarrebbero altrimenti nell'ombra hanno modo di farsi ascoltare da tutti, soprattutto nella fase che fino a qualche anno fa era sostituita dalle tappe nelle etichette fatte con un provino fatto in casa. Certo che quando parliamo di lavori complessi dove è coinvolta un'equipe di professionisti è anche giusto che il loro lavoro venga ripagato nel giusto modo. E' in atto una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda la diffusione della musica ed i problemi sono davvero tanti. Spero che nel tempo si riescano a trovare delle soluzioni."

In questo album, il susseguirsi delle canzoni fa emergere la personalità di un inguaribile ottimista: è una definizione che pensi ti appartenga?
"Sì, soprattutto per uno che scrive come me e che prende il suo lavoro come una sorta di autopsicanalisi. Nella vita mi hanno insegnato a piangere, ma anche a tirarmi su le maniche subito dopo per essere pronto a guardare avanti. Se non la pensassi così non avrei fatto il musicista, e dopo qualche anno di gavetta senza vedere risultati mi sarei arreso. Solo insistendo sono riuscito a pubblicare questo mio primo lavoro."

Nel brano Desincronizzato parli della tua incapacità di cogliere gli attimi importanti, perchè spesso non viaggi a tempo col mondo reale: pensi che questa tua caratteristica abbia influenzato la tua vena poetica?
"Ho perso tanti treni nella vita, ma alla fine basta ammettere i propri limiti ed esorcizzarli, magari scrivendo un brano come Desincronizzato. La mia vena poetica penso sia stata "stimolata" da questo mio stato. Una canzone nasce spesso dal rimorso, dalla malinconia, e se si riesce a vedere il problema nella giusta chiave e col giusto ottimismo questo non può che dare tanti spunti di riflessione."

Il pezzo conclusivo rivela la tua anima malinconica pur con spunti ironici ("i pinguini freddolosi non li ho mai visti alle Hawaii"). Pensi che questo brano sia il punto di arrivo di un percorso, o soltanto un attimo di tranquillità in mezzo ai mille ostacoli della vita quotidiana?
"Sicuramente è un attimo di tranquillità, ho calcolato che non si riesce mai ad essere felici per più di un attimo, mentre la serenità dura un po' di più e c'è tutto un mio lavoro personale dietro che mi permette di raggiungerla. Ovviamente i problemi rimangono, ma credo che se vogliamo possiamo ricercare la serenità  e a volte assaporarla per un buon periodo. Sto bene così è paradossalmente leggera e non mi sono fatto il minimo problema quando si è trattato di inserirla. Non per forza una canzone deve essere seria ed impegnata. Ci sono momenti nella vita in cui non voglio essere serio."