Intervista a Federico Aubele

Straniero nel mondo, a casa nella musica. Suoni di elettro-tanghi in un gioco di passione dub dal sapor di Buenos Aires e gelsomini

Ha capito di aver vissuto troppo a lungo lontano da Buenos Aires, stando tra Berlino e Barcellona e suonando in tutto il mondo con il suo gruppo e come bassista dei Thievery Corporation. Panamericana, il secondo disco di Federico Aubele, segna il suo ritorno a casa, nella Buenos Aires che lui vede come una folle, ma seducente e bellissima donna. Ed ecco come le culture si incontrano, il tango argentino, il bolero messicano, il dub ed il reggae giamaicano, l'hip hop, old school, statunitense ed una finissima e ricercata elettronica. Chitarra, bandoneon e fiati fra collaborazioni con Amparo Sanchez (Amparanoia), i Calexico (trombe e chitarra wah) e la sezione fiati dei leggendari Los Fabulosos Cadillacs.

Federico, ci racconti perchè sei stanco di sentirti uno straniero?
"Credo che capiti anche a te a volte... Sono quasi sicuro che si tratti di una fase. Magari vorrò sentirmi straniero ancora, è un ruolo che mi piace. E' solo che ho bisogno di una pausa adesso..."

Dove vivi in Europa? Cosa ti manca del tuo Sud America e cosa ti fa sentire a casa ache qui?
"Venendo da Buenos Aires non è così complicato sentirsi a casa in Europa. L'Argentina è un posto fatto dall'immigrazione europea. Molti vengono da Italia, Spagna e Est Europa. Così c'è sempre un certo feeling quando sono in Europa. Quello che più mi manca e di cui ho più bisogno sono gli amici e le persone che conosco."

Puoi descriverci la tua terra natale attraverso gli odori e i gusti?
"Molte parti di Buenos Aires profumano di gelsomino. In primavera, quando il pomeriggio è tiepido, puoi camminare nei dintorni della città, lontano dalla follia del caos, e sentire un grande profumo di gelsomini. Il sapore è quasi quello di una buona pasta e dell'eccellente carne, ma anche il gusto di labbra di una bellissima donna."

Riesci a dirci come è il suono del tuo album Panamericana attraverso le parole di un poeta?
"Non son bravo a citare altre persone, scusa... Mi piacciono delle frasi quando le leggo, ma non riesco a tirarle fuori dalla mia testa quando devo descrivere il mio lavoro. Sono un musicista e agli scrittori vien meglio fare citazioni."

Parlando della tua collaborazione con i fortissimi Thievery Corporation, cosa hai imparato da loro e cosa ti è rimasto?
"Ho imparato molto su cosa sia necessario o meno nell'arrangiamento dei brani e la mia musica è diventata più raffinata, dopo l'esperienza con i Thievery."

Che rapporto hai con le tecnologie? E Buenos Aires che rapporto ha con esse, visto che in Italia la vediamo come una città piena di poesia, storia e passione?
"E' un po' come Hugo Pratt la descrive in Corto Maltese, Tango. C'è anche un lato trash, come in ogni grande centro. Io mi rapporto alla tecnologia come ogni normale persona. Sono solo un fruitore e non capisco molto, ma rende la mia vita meno complicata, rendendola più pratica."

Conosci Milano o l'Italia e la nostra concezione di vita notturna? Che differenze noti con Buenos Aires?
"Conosco molto poco dell'Italia. In Argentina gli Italiani hanno portato molte buone cose. Molte parole di street-slang che usiamo sono italiane. Son stato a Milano solo una volta sola, ma ricordo il sorriso di una bellissima ragazza che vidi in un teatro."

E così, col sorriso sulle labbra, si fa notte e i sogni di elettro-tanghi appassionati che si intrecciano con sonorità calde della chitarra di Federico Aubele, restano a tenerci compagnia e a farci desiderare una città ed un Paese più sereno.