Intervista a Fabio Volo

Insieme al regista Umberto Carteni, l'attore presenta "Studio illegale", tratto dall'omonimo romanzo di Duchesne

Come definire Andrea Campi, se non un avvocato rampante, benché l'aggettivo faccia molto Anni Ottanta? Brillante, ambizioso, reperibile 24 ore su 24 dal capo di uno degli studi legali più prestigiosi. Finché un giorno l'incantesimo si spezza – o meglio si schianta, col fragore di un collega che si fionda giù da una finestra dell'ufficio – ed ecco che vivere di lavoro non basta più. A raccontare la svolta di un milanese work-addicted verso la redenzione e l'amore, non senza un certo cinismo e qualche colpo di scena, è Studio illegale, adattamento dell'omonimo romanzo dell'avvocato Federico Baccomo, in arte Duchesne. A dirigere il film c'è Umberto Carteni, all'esordio dietro la macchina da presa. Davanti troviamo invece Fabio Volo, faccia da mascalzone dal cuore d'oro, che per la parte funziona benissimo. E se non siete convinti che Volo sia un attore abbastanza bravo, ci pensa lui a svelare il suo metodo recitativo. 

Fabio, ancora una volta vesti i panni di un avvocato senza scrupoli…
"Sì, ho interpretato un ruolo simile in Uno su due, ma in quel caso il tono era drammatico e l'ambientazione diversa. L'avventura di Campi si svolge sullo sfondo della Milano più fighetta, presentata con parecchia ironia. Non ho trovato difficile interpretare Andrea: non amo i film troppo 'recitati', preferisco avvicinare il personaggio a me stesso, modellarlo sulle mie caratteristiche piuttosto che strafare o stravolgermi".

Che cosa ti ha colpito maggiormente nella sceneggiatura?
"La miseria umana, nascosta oltre la facciata super cool del mondo degli avvocati di grido. Da una parte ci sono i maxi guadagni, gli uffici in centro, i bei vestiti ma anche le insalatine mangiate di fretta nei contenitori di plastica, e tanta solitudine. Mi è piaciuto che fosse proprio lo sguardo di Andrea, un addetto del settore, a mostrare questo lato meno glamour e più sincero".

A proposito di glamour: la colonna sonora e i costumi del film sono estremamente curati…
Umberto Carteni: "Vero. Abiti e trucco di scena hanno un sapore fortemente vintage, mentre la colonna sonora mette insieme James Brown e Tina Turner, per dirne un paio. Molto moderna, non volevamo necessariamente passare per il motivo originale, magari suonato al pianoforte".

Rispetto al romanzo, l'umorismo qui è più contenuto, come se l'obiettivo fosse costruire una commedia sofisticata: è così?
U.C.: "Penso che la commedia italiana stia andando verso la direzione di quella inglese:
divertente, senza scadere in facili risate. Il tentativo è smarcarsi da un certo provincialismo,
internazionalizzarsi, lasciar perdere il cabaret e creare un prodotto più raffinato ma sempre leggero. Vorrei continuare a lavorare così, e spero che Studio illegale incarni questo ideale".

Un obiettivo non facile da raggiungere: la commedia, con le sue risate o i suoi sorrisi, richiede una padronanza di tempi e ritmi che non sempre le scene del film di Carteni dimostrano. Confermata
invece la grande attenzione ai dettagli, dai pezzi design che compongono le scenografie, alle
location open air che mostrano ora la bellezza di Milano, ora il glamour di Dubai, per chiudersi in
una Parigi che non è da meno. Ora aspettiamo l'uscita de La gente che sta bene, tratto dal secondo
romanzo di Baccomo, con protagonista Claudio Bisio.