Intervista a Erica Vagliengo

In cerca di editore per il suo romanzo "Voglio scrivere per Vanity Fair", ha messo in piedi un merchandising che neanche una multinazionale...

Erica Vagliengo è una tenace ragazza piemontese: giornalista di mestiere, nel cuore ha tanti romanzi chick-lit. Questa passione è cresciuta al punto da inventarsi un personaggio e una storia, contenuta nel romanzo Voglio scrivere per Vanity Fair che ora ha solo (si fa per dire) bisogno di un editore. Nel frattempo non è stata con le mani in mano e ha utilizzato i super poteri del web per farsi conoscere e pubblicizzare il suo progetto, nome in codice: emmat, come Emma Travet, l'eroina del suo romanzo. 

A leggere la tua storia viene in mente l'adagio "aiutati che il ciel ti aiuta". Finora ti sei industriata parecchio, da un anno stai pubblicizzando il tuo romanzo su myspace: la situazione si è smossa oppure no?
"A giugno dell'anno scorso ho pubblicato - su consiglio della mia cara amica Raffaella - solo 2 capitoli. In realtà, allora avevo pronti solo quelli, li ho messi sul blog per testarli. Ho ultimato il romanzo a fine settembre. Fino a qualche mese fa ho seguito la strada classica per pubblicarlo, inviando il mio manoscritto (sì, viene ancora chiamato così...) a una trentina di case editrici e agenti letterari. Ho ricevuto dei buoni feedback, qualche proposta da case editrici piccole, ma anche lettere in cui mi si diceva che la casa editrice era oberata di lavoro fino al 2010 e che non avrebbe potuto prendere in considerazione il mio manoscritto!"

Tra le tante avventure, ne segnali qualcuna in particolare?
"Sono stata un po' sfortunata riguardo la ReddressInk, la casa editrice perfetta per il mio tipo di romanzo. Ho contattato l’editor, che ha letto il romanzo. Le è piaciuto, ma, purtroppo, mi ha comunicato che la sezione di autrici italiane, era ferma da un anno. In Italia funziona così: le case editrici preferiscono pubblicare nomi americani o inglesi, piuttosto che investire su nomi sconosciuti. Per questo ho seguito altre strade: farmi tradurre il romanzo in inglese e trovarmi un agente letterario in America, testare il mio prodotto sul pubblico di internet, tramite myspace e la vendita di spillette, sticker, portachiavi, specchietti da borsetta, burrocacao in tutto il mondo. Diversi blog hanno scritto sul mio progetto, sono stata intervistata da Radio Number One, ho portato gli sticker di emmat anche a Radio Deejay ed a Vanity Fair, vendo il merchandising anche in America, ho una galleria di 200 foto di gente che supporta emmat, gli sticker sono in giro per il mondo, da N.Y. a L.A., passando per Londra e Anversa. L'obiettivo di promuovere il progetto mi sembra sia stato centrato".

Sei giovane ma hai una lunga gavetta alle spalle: ti sembra mai di aver perso la scintilla iniziale? Faresti cambio con un mestiere più stabile?
"Emmat è giovane, ma non ha perso la scintilla iniziale. E, nonostante debba sopportare le angherie del suo capo, Mr Vintage, al momento, non cambierebbe il suo lavoro con un mestiere più stabile (ma ci sono ancora in giro dei mestieri stabili?). Erica, cioè io, è di qualche anno più vecchia di Emmat. Ha una lunga gavetta alle spalle, perchè scrive dal 2002, non ha perso la scintilla iniziale perchè ha sempre tante (troppe) idee per la testa, per fortuna non vive solo di giornalismo, altrimenti sarebbe dura, e non ha mai avuto un lavoro più stabile, essendo sempre stata co.co.co/co.co.pro".

L'idea di scrivere un libro passa per la testa di molte persone, specialmente a chi scrive per passione e professione, ma non tutti poi passano ai fatti. Nel tuo caso c'è stata una molla determinante? Come hai capito che la storia di "Voglio scrivere per Vanity Fair" era quella giusta per un romanzo?
"L'idea del romanzo è nata 3 anni fa. Il titolo molto più tardi, ad inizio 2007. Ho pensato che la storia fosse quella giusta, perchè aveva tanti elementi che sapevo potevano piacere alle mie amiche 25-30ntenni, e quindi ad un pubblico che legge la Kinsella e compari.

Come è nata l'idea di un merchandising intorno al tuo romanzo? Non temi che questi oggetti finiscano per "oscurare" il libro?
"L'idea è nata pensando che a me sarebbe piaciuto poter comprare una pin, gli sticker o una shopper legati a I love shopping o Il diario di Bridget Jones. E mi stupisco che non siano ancora stati realizzati. Non penso che il merchandising finisca per “oscurare” il libro, anzi, ne sono un valore aggiunto".

Che cos'altro hai nel cassetto che attende un editore? 
"Avessi più tempo mi piacerebbe prendermi un mese di tempo per dedicarmi al mio secondo romanzo, il titolo potrebbe essere più o meno questo: Diario semi-serio di una ventenne a Miami. E' la storia di una ragazza che trascorre 3 mesi estivi a Miami, durante i quali ha parecchie avventure/disavventure. Il tutto,è, ovviamente, condito da una sana ironia. Appena avrò un mese tranquilla metterò su file la mia nuova storia".

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