Intervista a Enrico Montesano

Il grande matt-autore romano ritorna a Milano con lo spettacolo "E' permesso?", al Manzoni fino al 2 dicembre

Enrico Montesano, dopo qualche anno di assenza, varca nuovamente la soglia del Teatro Manzoni fino al 2 dicembre, e lo fa da perfetto gentiluomo, domandando permesso. Ma non crediate che lo faccia per correttezza. La sua è piuttosto un'introduzione conforme ad un incontro difforme "per un pubblico politicamente scorretto", come recita il sottotitolo del suo spettacolo a base di “cattivismo”.

Dopo qualche tempo di assenza il ritorno a Milano...
"Io ho sempre avuto un bel rapporto con la città di Milano e con il pubblico milanese; alla fine non vi ho mai dato fregature, quindi si torna volentieri. La prima volta venni qui con Garinei nel 1980 e da allora sono stato adottato da questa città. Diciamo che Roma è la mia città madre e Milano la mia città padre."

Qui a Milano presenta lo spettacolo "E' permesso?", che è alla sua seconda stagione. Che cosa resta del testo precedente e che cosa invece è cambiato?
"Con la prima stagione abbiamo fatto 85.000 spettatori in 70 date toccando argomenti importanti per il pubblico tentando di andare a colpire la testa e lo stomaco della gente. Avevamo tentato di dire qualcosa di scorretto e non conforme, superando la vecchiezza e l'immobilità culturale del buonismo, del politically correct, con il cattivismo. Abbiamo cercato di dare voce alla protesta dei cittadini, ovviamente ridendoci sopra. Il nostro è pur sempre uno spettacolo di varietà, una commedia con musica. Ecco tutti questi elementi sono stati ripresi anche in questa nuova versione."

E cos'è cambiato invece?
"La struttura base di cui parlavo prima è stata aggiustata, anche perchè gli argomenti di attualità dallo scorso anno ad oggi sono ovviamente cambiati. Per esempio lo scorso anno avevamo un pezzo sullo scandalo di Vittorio Emanuele, mentre quest'anno parliamo della casta, di veltronismo."

Quindi il bersaglio è la politica?
"Il bersaglio della satira è sempre lo stesso dai tempi dei latini e dei greci: il potere".

In questi tempi in cui la satira si fa sempre più politica e la politica sempre più satirica che cosa può ancora fare la comicità per la società?
"La satira non ha mai scucito un baffo a nessuno. La comunicazione è piuttosto controllata e la gente quindi vuole sentirsi dire delle cose, ma non credo che questo cambi di una virgola la situazione. Noi vogliamo far ridere e divertire con buonsenso, ma uno spettacolo non può risolvere i problemi di un Paese o indicargli la via. Un comico non può sostituirsi ad un dirigente politico, ognuno ha il suo ruolo. Io sono un giullare, sono Pulcinella."

Passiamo invece ad altre due sue grandi passioni: il cinema e la Tv. A cosa è dovuta questa lunga assenza dal piccolo e grande schermo?
"La Televisione non mi chiama e il Cinema è come una bella donna, se ci sceglie ci diamo totalmente ma se non ci sceglie facciamo altro. Il problema è che il cinema degli uomini di 50 anni non si fa. Se ci fosse l'occasione, una bella commedia ad esempio, tornerei volentieri a fare cinema. Per dirla con una frase di Nino Manfredi, io faccio l'attore pure 'startr'anno, se me chiamano!"

Progetti futuri?
"Questa credo proprio sia l'ultima tournè che faccio, il che non vuol dire che smetterò di fare teatro almeno fino a che ci sarà un margine di libertà. Poi c'è il progetto che mi ha proposto Maurizio Costanzo di aprire una scuola di educazione teatrale al Brancaccino, dove formare oltre che attori anche direttori di scena, amministratori, sarti, macchinisti, insomma tutte quelle professioni senza le quali il teatro muore."

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