Intervista a Emanuele Dabbono

Mi piace Milano: il cantautore racconta una città da Incanto

La velocità del buio è il titolo dell'ultimo album con il suo gruppo, Terrarossa. La velocità della luce, invece, è quella con cui Emanuele Dabbono raccoglie successi. Colleziona quattro top ten album, pubblica due libri, gira gli Stati Uniti con un tour di nove date, si tatua un albero sull'avambraccio, robusto e forte, con una scritta, Life. Una vita da Incanto, come la hit di fama mondiale di cui è co-autore con Tiziano Ferro e che lo premia con un disco di platino.

Glory days che non sono finiti (questo riferimento a Springsteen gli farà piacere, pensate, il suo gatto si chiama Bruce). Anticipato dal video della ballata Certe piccole luci, La velocità del buio promette bene. Le nuove canzoni di Emanuele sono tracce di puro rock senza giri di parole. Odio (la logica del business) è una critica alla discografia, Cemento è un mix di omertà e corruzione pensando a Pasolini (la mia preferita resta ancora Mostar, di qualche anno fa, una dedica alla città della Bosnia Erzegovina). Una scrittura ricercata, coraggiosa e in equilibrio con la dolcissima natura di essere padre. Cos'altro c'è di indelebile come quel tatuaggio? Milano, logicamente.

Milano e il suo Naviglio

Milano e il suo Naviglio

I posti del cuore?
"I Navigli, dove ho fatto persino il busker. Lì, hai la sensazione di essere in un'altra città. Decisamente più romantica. Soprattutto quando cala il sole".

Qual è il ricordo più vivo?
"È legato a due concerti, perché hanno reso indelebile nella mia memoria la città. Il primo, nel 2003 all'ex Rolling Stone, io sul palco e Tiziano Ferro (ora mio editore) tra il pubblico in prima fila. Non lo dimenticherò mai. E nel 2005 in Piazza Duomo, a cantare le mie prime canzoni davanti a duecentomila persone. La manifestazione era il Cornetto Free Music Festival (di cui fui vincitore) e condividevo il palco insieme a John Legend, Avril Lavigne, Black Eyed Peas".

Le esperienze da non perdere?
"Un amico che vive lì e due locali che ho nel cuore, Le terrazze di Via Palestro e Duomo 21. Andare da soli alla Fondazione Prada o restare incantati davanti all'Ultima Cena di Leonardo".

Milano è...
"Quel posto troppo spesso dileggiato dai luoghi comuni e invece occasione di scoperta, soprattutto artistica. Un patrimonio culturale inestimabile. Ho costruito una strada per quante volte sono capitato a Milano per concerti, manifestazioni o semplicemente per venire a trovare il mio migliore amico, diventato grande (guarda caso) proprio fra le braccia della Madonnina. A Milano ho pure vissuto per quattro mesi, nel famoso loft di X Factor, ma di quell'esperienza ricordo soprattutto le scorribande a conoscere i locali della città".

Amo Milano perché...
"Perché una parte integrante e insostituibile della mia storia è legata a doppia mandata con lei. Sono passato, da buon ligure, dal guardarla con diffidenza ad abbracciare entusiasta ciò che riesce sempre a offrirmi".

Emanuele Dabbono (© Luigi Cerati)

Emanuele Dabbono (© Luigi Cerati)