Intervista a Elio Fiorucci

"Diavolino buono" della moda e dell'arte, fu amico di Andy Warhol e Keith Haring. Con la Love Therapy vuol curare gli animi con fiabe e colore

Al contrario di chi pensa che per riuscire nella vita bisogna essere spietati, Elio Fiorucci crede che essere buoni e gioiosi paghi sempre. Questo è il messaggio che vuole lanciare soprattutto ai giovani che, in una città come Milano, si lasciano spesso inghiottire dal busyness, perdendo l'anima delle cose. Elio conserva in sè il bambino anarchico che era, accostando Pin-Up ai suoi loghi, angioletti e nani. Ma una donna nuda per lui è un dono, un angelo. Fiorucci si racconta...

Elio, come è inziata la Love Therapy?
"Come quasi tutte le cose che si iniziano, è iniziata per caso e per destino, dopo 40 anni di Fiorucci Store, immagine di dolcezza e luogo terapeutico, dove la gente si sentiva lontano dalla malinconia. 40 anni di gioia e colore, di prodotti nuovi e di ricerca, grazie alla mia tendenza a vedere tutto positivo. Non vedo mai il buio, vedo il colore. Adesso in tanti usano la terapia dell'amore, sembra quasi una moda. Se ti fai angosciare non risolvi nulla, mentre se ti corazzi dietro un tuo mondo, che può essere quello delle favole, dell'immaginario, allora lì stai bene. Ho avuto un successo al di là del previsto. Essendo poi il marchio in inglese ha successo nel mondo. Con le coccole si può anche guarire. Una parola ti può sollevare o opprimere. Non bisogna sottovalutare la potenza della parola. Anche in un'intervista le parole influenzano molto risposte e domande..."

Si potrebbe allora creare un'Interview Therapy! Invece agli inizi del tuo percorso com'è stata?
"La mia era una famiglia di cinque fratelli, tutti molto bravi a scuola tranne me. Quando una mia sorella andò a Cambridge, andai a trovarla e mi innamorai di Londra, di Carnaby Street, del mondo che cambiava, dell'anarchia. Tornato a Milano, dove lavoravo in negozio, ne ho aperto uno mio in Corso Vittorio Emanuele e lì è nato il successo, grazie al fatto di averlo fatto disegnare da una scultrice, tutto trasparente, con luci come uno studio fotografico. E l'impianto musicale era curato da Cesare Fiorese, che aveva progettato molte discoteche della costa spagnola. Al centro di una Milano rigida, fra boutique di lusso, noi siamo arrivati con le minigonne, i colori, le luci, la musica alta. È stato uno shock per la città, ma pure la mia fortuna. Ebbi un grosso articolo su Panorama, che ha sconvolto tutti i ben pensanti".

Fiorucci, oltre che alla moda, è strettamente legato al mondo del design e dell'arte. Come sei entrato nelle grazie di Andy Warhol?
"Jean Paul Gaultier diceva che Fiorucci era la prima cosa che veniva a vedere a Milano. Decisi di far diventare lo store un'opera d'arte e, con un'operazione unica al mondo, lo abbiamo consegnato a Keith Haring che, in due giorni e due notti, l'ha trasformato. Pensa che fu l'unico viaggio in Europa che Haring fece! In un diario di Andy Warhol egli scrive 'sono stato da Fiorucci' e tutto ciò ci ha fatto entrare nel mondo dell'arte americana. Nel '76 stavano aprendo lo Studio 54 e mi vollero per sponsorizzare l'apertura di questo enorme studio televisivo. Chiamai Antonio Lopez che disegnò i costumi per un balletto e con un Charter di amici partimmo alla volta di New York. La selezione all'ingresso dello Studio 54 era terribile. Non guardavano chi eri, ma se gli piacevi ed io venni respinto, poichè non mi avevano riconosciuto. Beh, mi sedetti sul marciapiede e mi godetti lo spettacolo dell'apertura da fuori. Nella vita, ovunque sei, devi sfruttare al meglio le situazioni".

Com'è stato essere a stretto contatto con dei miti dell'arte?
"Sai, credo che più uno è genio, più semplice e gentile è. Complicati e presuntuosi son solo gli imbecilli. Andy era silenzioso ed educatissimo, quasi timido. Tutte le persone veramente geniali, non nouvorish, devon fare qualcosa per cui siano molto speciali. Qui mi rivolgo ai giovani che credono che il mondo sia ostile, ma lo è solo perchè ogni tanto c'è qualche scemo che non conta nulla e che mette i bastoni fra le ruote. Ho visto andare avanti persone con dei numeri e valide. Basta non avere un Dna da stupidi e tenersi la propria identità e il proprio amore".

E gli Angioletti, marchio di Fiorucci Store, come sono arrivati a te?
"Son sempre stato dell'idea che la spiritualità sia per noi più importante di ogni cosa e Italo Lupi, un amico architetto, mi portò un'immagine di due angeli, uno biondo e uno moro. Me ne sono innamorato! Poi per la Love Therapy sono arrivati i nanetti, per portare avanti il discorso del mondo dei sogni. Cosa strana, col mio logo degli angeli, questi son entrati di più nella vita degli uomini e ora così accade coi nani. Per esempio i partiti politici più piccoli vengon definiti 'nanetti'. Mi piace inventare nuovi nomi e marchi. Se uno è naturale riesce a cogliere quello che è dentro di noi".

Quale fiaba ti piaceva da piccolo?
"Biancaneve, perché ha un significato erotico. A Londra avevano anche fatto un fumetto erotico su Biancaneve".

Parlaci di te in qualità di Funky persona e commerciante...
"Sono estremamente naturale e semplice e mi associano all'arte Pop. Le cose che sento mi appartengono. Andy mi invitò nella sua Factory e a casa sua. Alle pareti aveva solo quadri dell'800 inglese e il più bello era una gigantesca roccia con sopra una capra. Pensa che mia mamma era originaria delle montagne e da piccolino amavo guardare le capre. Vedi che nelle origini di ognuno di noi c'è qualcosa che ci lega e ci fa riconoscere le persone affini. Siamo entrambi passati dalla campagna alla massima modernità, amando il colore e il pop popolare. Io al supermercato provo una grande gioia. Metto la moneta nel carrello, inizio il percorso e son contento perchè forse da piccolo ho patito per la guerra. A volte non ci si ricorda che quello che abbiamo oggi lo dobbiamo a qualcuno prima di noi".

Cosa vuoi dire ai giovani?

"Siate semplici, seguite il vostro istinto e siate generosi. Se sei buono e generoso tutto ti viene. Io son un diavolino e non un santone, ma bisogna essere diavolini buoni, con gioia!"

E che gioia e colore invadano sempre più occhi e cuori!