Intervista a Edoardo Bennato

Il re del rock partenopeo torna dal vivo con Alex Britti in un tour estivo, a Milano il 24 giugno in occasione della Notte Bianca

Edoardo Bennato torna a suonare dal vivo con un compagno di viaggio "insolito": Alex Britti. I due musicisti, che hanno già inciso il singolo scritto a quattro mani "Notte di mezza estate", si esibiranno a piazza Duomo in occasione della Notte Bianca del 24 giugno.

Come nasce questo sodalizio artistico con Alex Britti?
"Lui dice di aver iniziato a suonare la chitarra con i miei pezzi. Poi una sera ad un concerto ci siamo ritrovati a suonare assieme e così ci è balenata per la testa l’idea di una possibile esibizione live da condividere. In un’altra occasione Alex è intervenuto ad uno dei miei concerti e poi, il pubblico non lo sa, ma noi ci conosciamo e ci frequentiamo da dieci anni".

Edoardo, cosa vi unisce?
"C’è complementarità tra di noi. Nel senso che certi confronti ci avvicinano. Io divento il suo consigliere, lui il mio confessore (ride)".

Sopravvive ancora nel Bennato di oggi la rabbia esplosiva dei primi album?
"Si, perché La rabbia attraverso le canzoni è una rabbia che tu conosci e la percepisci solo ascoltando le canzoni. C’è sempre stata nel mie canzoni, ma nel mio ultimo album L’uomo occidentale è ancora più forte. La rabbia di chi osserva i paradossi e gli squilibri del mondo e si trasforma in musica. E quindi le canzoni diventano violente, aggressive".

Cosa mi anticipi di questo concerto in piazza Duomo del 24 giugno?
"Una sorte di prova generale c’è già stata il mese scorso in una trasmissione di All Music. E’ tutto ancora a livello embrionale. Le premesse da cui partiamo sono le stesse: il blues, la tensione ritmica, l’ironia. Pertanto, non risulterà strano se alcune canzoni di Alex sarò io ad eseguirle e viceversa. C’è questa complicità sul palco in cui le canzoni diventano nostre. Mi viene in mente una battuta di una commedia di Eduardo de Filippo, che tradotta in italiano dice: vieni, che i figli tuoi e i figli miei stanno picchiando i figli nostri. Esprime bene il concetto".

Se fossi il direttore artistico della Notte Bianca, come la imposteresti?
"Sarebbe opportuno per una metropoli come Milano pensare a quello che succedeva nel ’56 del secolo scorso. In quegli anni gli italiani erano costretti ad andare a cercare lavoro all’estero e qualche volta venivano anche maltrattati. Questo non perché gli stranieri fossero cattivi ma a causa del disagio che portava il nostro arrivo. Adesso ci sono rappresentati della vita umana di altri paesi che trasmettono ancora questo senso di disagio. Pertanto, la Notte Bianca dovrebbe essere un crocevia di incontri musicali. Visto che abbiamo diverse tensioni, sperando di poterle risolvere, dovremmo cercare almeno di valorizzare le energie dei nuovi arrivati in queste grandi manifestazioni".