Intervista a Dj Ringo

Psicoanalizzando Ringo: molto più che un dj

Il paziente in questione ha 44 anni, la carnagione chiara, il colore dei capelli è indefinibile, biondo un po’ platino, un po’ marrone… la professione non chiara: deejay, musicista, show-man, imprenditore. Si presenta da subito una diagnosi di leggera schizzofrenia, ma il disturbo si fa più grave quando apprendo il nome: Ringo, perché? Perché suonava la batteria con gli amici a 14 anni ed adoravano i Beatles! “Eterno bambino”, mi appunto sul taccuino o forse no?

Ma chi è Ringo?

Ma Ringo vuole diventare “grande”, il piccolo mondo incantato degli amici gli va stretto. I “miti” no vanno solo adorati, ma imitati. Vola a Londra per imparare l’inglese ed intanto lavora nei pub. Torna a Milano nel 1981 per assolvere gli obblighi di leva e poi fugge a Los Angeles. Nel 1986 la svolta: viene richiamato in Italia, a Milano, da un caro amico che voleva aprire una discoteca. Gli serviva un deejay al passo coi tempi, che venisse a portare una boccata d’aria fresca e di tendenza nella scatenata Milano “da bere”. Chi meglio di Ringo….

Il locale in pieno centro, il Sintesys, era poco più di una “bettola”, ma la musica era spaziale, innovativa... rock, punk e grunge tipo U2 selezionati e mixati ad arte, musica di un altro pianeta (quello anglo-americano appunto). A Milano impazzano i locali da aperitivo, ma le discoteche si contano sulle dita di una mano e soprattutto fanno tutt’altra musica. Il Sintesys ed il suo “condottiero” diventano famosi ed incontenibili: nasce l’Hollywood, del quale Ringo è il deejay resident ed uno dei soci fondatori.

Mi pare un “bravo ragazzo” questo Ringo, la faccia buffa e le espressioni un po’ bizzarre me l’avevano dipinto come “adolescenza di ritorno”, ma imparo a conoscerlo meglio, voglio conoscerlo meglio...

Cosa ne pensi dei giovani d’oggi? Fumano, si ubriacano, ma sanno divertirsi? – voglio vedere se possiede una coscienza da uomo maturo e responsabile, in fondo sono il terapista e lui il paziente...
I giovani si sanno divertire, ma hanno bisogno di essere più responsabili – mi dice. In Inghilterra ed in Svezia, dove sono stato per lavoro, i giovani non passano sera senza ubriacarsi ed esagerare, ma si organizzano: a turno ci deve essere tra di loro uno che no ecceda per poter portare a casa gli altri con la macchina. Per cui i giovani italiani devono essere educati al divertimento... e molto lavoro deve essere svolto nei luoghi dell'educazione: scuole, centri di aggregazione e, soprattutto, le famiglie.

E cosa pensi per il futuro di questi giovani: legge anti-fumo, caro euro… andranno ancora nei locali?
Il fumo nuoce alla salute, hanno fatto bene a decretare una legge che salvaguardi chi non fuma e può divertirsi senza assorbire quello altrui, e poi, si sta verificando un “fenomeno” inatteso... sotto i “funghi” di calore che ogni locale mette fuori per tenere al caldo i clienti fumatori, stanno nascendo nuovi amori... insomma il “cucco” si è trasferito dalla pista da ballo all’esterno del locale.

Cosa fa la fortuna di un locale?
La musica innanzitutto! Se la musica no è banale, è buona ed i deejays sono “in gamba”, il locale si guadagna un nome e la fidelizzazione del cliente.
Poi, il locale ha successo se chi lo frequenta attira. Noi facciamo promozione soprattutto nel campo della moda e dello spettacolo, di conseguenza il cliente “pulito” si sente attratto da un ambiente elegante e ben frequentato; questo ci permette di tenere alto il profilo della gente che frequenta la discoteca.

Domanda un po’ cattivella… nella radio in cui lavori tieni una rubrica dal titolo “Ringo for president”... se fossi veramente presidente… quali regole daresti?
A me piacciono i presidenti americani “vecchio stampo” esempio i Kennedy perché facevano rispettare le regole basilari e fondamentali per il “vivere” civile. La legge più importante e fondamentale per me è il rispetto. Di tutti e di sé. Se ciascuno riuscisse veramente a rispettare tutti anche solo per godere del rispetto degli altri e non subire alcun torto, la società vivrebbe meglio.
Ancora una volta, però…lo Stato, soprattutto quello italiano, deve investire in cultura ed educazione. Nelle scuole italiane ad esempio si pratica poco sport, eppure tra le tante discipline, proprio lo sport è ciò che consente di disciplinare meglio se stessi, ad iniziare dal proprio fisico.
I giovai di oggi hanno bisogno di incontrare educatori che li aiutino a coltivare i propri sogni e a capire come realizzarli. Puntiamo sulle nuove generazioni!

Grazie Ringo! E’ stato un piacere conoscerti e psicoanalizzarti...

di Damiano Caron