Intervista a Dj LoZelmo

Notte, evoluzione e pop. A tu per tu con una delle anime musicali del Toilet: "Se Milano fosse una canzone sarebbe Be Mine di Robyn"

Stefano Lozelmo è uno dei gestori del Toilet Club, fa il disk jockey da diversi anni (Gasoline, Black Hole, Atomic), ama ridere e bere vodka, anche contemporaneamente. Ha 31 anni, vive di notte, non dorme mai e quando non sa cosa fare guida. In una vita parallela sicuramente fa il tassista, ma in questa incendia i dancefloor con un sound contaminatissimo, elettrico e cromato, mixando dance vera, pop finto ed elettronica presunta. 

Come sta la Nightlife milanese?
"La vita notturna di ogni città è sempre in evoluzione, ciò dipende da tanti fattori. Milano è stata recentemente vittima di troppe restrizioni che la volevano città dormitorio per lavoratori diurni, ma sta tornando prepotentemente a mettere i giusti accenti alla sua Cultura. La notte è soprattutto la gente che la popola e il pubblico, ora più che mai, ha voglia di divertirsi."

Qual è il tuo contributo per personalizzare la notte?
"Come gestore di un locale, ma anche come dj, cerco di regalare l'entusiasmo che serve ad animare una serata e trasformarla da semplice casualità ad esperienza indimenticabile. Non so se ci riesco sempre, ma io ce la metto tutta!"

Cosa vuol dire essere dj?
"Sì è già fatto un gran parlare di cosa significhi, dell'importanza della tecnica, della selezione musicale, del mixare o non mixare, della differenza tra dj e "cambiadischi". La mia opinione? Sei un Dj quando chi hai davanti a te sta ballando e ha un sorriso sulla faccia. Chi mi conosce sa che musica scelgo e come la metto: non ho nessun bisogno di dimostrare niente."

Cosa provi quando sei in console?
"È come fare l'esame di quinta elementare: sei teso, ma ancora tanto innocente da non preoccupartene troppo; vuoi spaccare tutto, ma pensi solo a divertirti; sei piccolo, ma ti senti un po' grande..."

Quale vinile non può mancare?
"Vinile? Troppo pesanti. L'oggetto vinile è sopravvalutato: se parliamo di qualità, preferisco un wave bello tosto ad una sua riproduzione facilmente rovinabile. Tra le mie cartelle non mancherà mai Around the world dei Daft Punk."

Quali sono i tuoi miti nel clubbing? E nel Pop?
"Oltre ai Daft Punk? Parecchi, davvero. Non faccio un elenco perché non saprei chi privilegiare. Se chiedendomi del pop stai aspettando che tiri in ballo Madonna, eccoti accontentato (ndr. Da tempo ha luogo un'amabile lotta fra l'autore e l'intervistato sulle doti reali - o presunte - della nota popstar)"

Se Milano fosse una canzone quale sarebbe?
"Per me è Be mine di Robyn, ma in versione acustica. Ho un magnifico ricordo di Milano al risveglio (io stavo andavo a letto) in un mattino di maggio, con questa canzone nella mia autoradio."

I Social Network sono nemici o amici della musica?
"Rappresentano una via velocissima per comunicare con un numero incredibile di persone. Nella musica, e non solo, sono un gran bene. Certo, ogni cosa che può permettere a chiunque di raggiungere un grande pubblico è in sé potenzialmente pericolosa: non lo erano forse anche le radio libere negli anni Sessanta?"

Per finire, toglimi una curiosità: come mai ha iniziato a fare il Dj?
"Perché non so ballare e, dietro la console, nessuno se ne accorge: se salto come uno scemo sembro preso dalla musica..."