Intervista a Davide Barletti e Lorenzo Conte

Due registi in arrivo dal documentario presentano il loro film "Fine pena mai" con Claudio Santamaria e Valentina Cervi

Davide Barletti è leccese e Lorenzo Conte è romano, poco più di trent'anni entrambi, sono i registi del film Fine pena mai. Abbiamo già dato voce al suo protagonista, l'attore Claudio Santamaria, ma l'incontro con i registi, ricco di tante parole quante qui non ci starebbero, merita spazio. Ricordiamo che la pellicola parla di un boss della Sacra Corona Unita, Antonio Perrone (interpretato da Santamaria, n.d.r.). I due hanno lavorato a lungo insieme, si sono finora avventurati nel territorio del documentario, Fine pena mai è il loro secondo lungometraggio.

Con la vostra pellicola toccate dei temi piuttosto delicati, chi ve l'ha fatto fare?
"Abbiamo sentito l'esigenza di raccontare un periodo non abbastanza esplorato della nostra storia recente. Oltre agli anni ottanta ci sembrava però importante la storia umana di Antonio Perrone. Parlare di mafie e di 41 bis spesso finisce col rifugiarsi in certi stereotipi. Noi non volevamo essere troppo semplicisti nel raccontare, né volevamo dare dele verità, in Italia c'è troppa ipocrisia anche nel raccontare la mafia. Questo film è uno sguardo personale su una realtà precisa".

Pur parlando di Sacra Romana Unita, il film non rappresenta crudamente la violenza. "Ci sono certi film che per loro natura devono mostrare 300 morti ammazzati. Non è il caso di Fine pena mai, in cui un solo ragazzo morto rappresenta anche tutti gli altri che non sono stati fatti vedere e che certamente ci sono stati. Anche il personaggio del ristoratore, nel suo piccolo vuole essere invece il simbolo di tutte le vittime della Sacra Corona Unita. Nei pochi minuti in cui appare esprime tutto il disagio di chi ha subito le prepotenze e le violenze delle mafie".

Fine pena mai esce sul mercato italiano, rischiando grosso in termini di incassi.
"La vera sfida è proprio quella della distribuzione. Certo la presenza nel cast di Santamaria e di Valentina Cervi dà un'immagine forse più commerciale al film,. Detto questo, noi non crediamo nella distinzione tra film d'autore e film commerciale. Siamo certamente grati all'ex sceneggiatore Amedeo Pagani, qui nella veste di produttore, che ci ha dato carta bianca, massima fiducia. Non capita tutti spesso di lanciare sul mercato due giovani registi sconosciuti al grande pubblico, come noi".

La fotografia del film risulta forse meno "glamour", ma decisamente più realista.
"Non ci interessava avere delle immagini patinate, anzi, il film doveva sembrare quasi girato in quegli anni. Per questo abiamo avuto massima cura delle scenografie e dei costumi, oltre che alla fotografia. Fine pena mai è stato girato girato con una Arriflex Sr, degli anni '60 addirittura, tutto per avere una "pasta" sulla pellicola che richiamasse quegli anni. I rossi sono accentuati, la grana più evidente.  Il direttore della fotografia Alberto Iannuzzi, ha fatto un lavoro faticoso, pesante ma straordinario, artigianale ecco. Nell'epoca del digitale una cosa simile non si fa praticamente più".