Intervista a Crookers

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Intervista a Crookers

AUTORE
Amanda Sirtori
DATA NEWS
venerdì 12 marzo 2010
ARGOMENTI
Interviste, Crookers, Tons of Friends, Phra, Bot, Fabric, Londra

Da Milano hanno conquistato il mondo: complice il web e un po' di fortuna

In Italia abbiamo un problema. Siamo esterofili. Niente di grave, ovviamente. Però quando questo si riversa sulla musica si perde tanto. Band che hanno la giusta attitudine e il potenziale per arrivare ad un pubblico più vasto vengono messe in secondo piano da tutto ciò che proviene dall'estero, molto spesso senza filtro di qualità. Ai Crookers è successo. Phra e Bot si muovono nell'underground e nei club milanesi e poi vengono catapultati al Fabric di Londra. Abbiamo scambiato qualche battuta al telefono con Bot.

Nella vostra musica emergono due influenze evidenti: l'hip hop e l'electro. Com'è nata quest'alchimia?
"Tutto è iniziato mettendo insieme cose che ci piacevano. Entrambi suonavamo musica house ed elettronica nei club e ascoltavamo il rap, abbiamo unito le due cose. C'è una tendenza generale, soprattutto negli Stati Uniti, di avvicinamento da parte degli altri generi alla club music".

I Crookers sono un esempio di band che è diventata famosa all'estero prima che in Italia, quanto ha contato il web nella vostra affermazione?
"Molto. Sul web gira parecchia musica, all'estero sono più orientati verso i nuovi talenti, verso la ricerca di musica originale. Con myspace e i blog non c'è più la necessità di conoscere qualcuno, di essere l'amico di per avere successo, il bello di essere stati scoperti all'estero è questo: l'interesse si crea dal piccolo e poi cresce. La prima data in assoluto all'estero è stata al Fabric di Londra, il luogo che credevamo perfetto per la nostra musica quando in Italia non ci chiamava ancora nessuno. Il problema dell'Italia è che la gente si tiene stretto il suo piccolo angolino di successo senza promuovere altro".

Come valuti Milano in rapporto alle altre città europee?
"Vivo a Londra da due mesi e non credo si possa fare realmente un paragone tra le due città. Fondamentalmente è una questione di numeri, ci sono pochi giovani, diciamo che Milano nel suo piccolo se la cava".

Per due dj i remix sono un ottimo banco di prova. Scegliete voi con chi collaborare o siete scelti?
"La maggior parte dei remix nasce per amicizia, ci si remixano le tracce a vicenda. Certo che se fai il remix degli U2 sono loro a chiamarti. Però con le major è difficile lavorare, quasi sempre hanno una loro idea di ciò che la canzone debba diventare e indirizzano il lavoro. Ne risulta una cosa non pienamente nostra".

Qual è un artista italiano per cui vi piacerebbe remixare qualcosa?
"Dargen D'Amico, nell'ambiente è una delle persone più dotate ma non riceve l'attenzione che meriterebbe".

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