Intervista a Claudio Santamaria

L'attore romano torna sul grande schermo impersonando il boss della Sacra Corona Unita Antonio Perrone

L'abbiamo visto recentemente nella miniserie televisiva Rino Gaetano - Ma il cielo è sempre più blu, dove ha interpretato il ruolo del protagonista, ottenendo diversi riconoscimenti. Ora Claudio Santamaria torna al cinema prestando il suo volto ancora una volta ad una storia vera: quella dell'esponente della Sacra Corona Unita Antonio Perrone, condannato al 41 bis all'inizio degli anni '90. Una vicenda raccontata nel film Fine Pena Mai, dei giovani registi Davide Barletti e Lorenzo Conte.

Cosa ti ha convinto a prendere parte al progetto cinematografico di Fine pena mai?
"Innanzitutto mi è piaciuta molto la sceneggiatura, l'ho trovata diversa dalle altre cose che mi arrivavavno. Si tratta infatti di una storia criminale atipica: presenta un percorso differente da quello del ragazzo senza scelta se non quella di diventare un malavitoso. Antonio non ha i clichè del mafioso: ha avuto una possibilità rara in quegli anni, quella di andare a studiare in un'università del Nord. La sua è stata una scelta fra le possibili".

Il film è tratto dal diario di Antonio Perrone, Vista d'interni. Immagino che tu l'aabia letto per conoscere meglio il personaggio.
"Il romanzo l'ho letto e mi ha sorpreso. Non sembra scritto da una persona chiusa in carcere: c'è una straordinaria capacità di analisi psicologica".

Quando le vite dei criminali vengono portate sul piccolo o sul grande schermo, spesso i familiari delle vittime della malavita lamentano uno scarso rispetto per il dolore che li ha colpiti. Tu cosa pensi a riguardo?
"Porsi il problema di far soffrire qualcuno raccontando una storia e poi decidere di non farlo è come girar la testa da un'altra parte e non accettare la realtà. Questa è una storia vera: persone che hanno sofferto o che continuano a farlo ci sono e ci saranno, al di là di questo film. Anzi il cinema può in questo senso essere inteso come memoria storica".

Rispetto invece ai personaggi principali, quali sentimenti hai provato?
"Ho sentito una forte responsabilità nei confronti di Antonio e della moglie Daniela, che ha collaborato alla scrittura del film. Questa è una pellicola che racconta una precisa storia personale, non la Sacra Corona Unita. E' il personaggio prncipale, Antonio, è la sua storia ad interessare me e chi la stava girando, al di là di ogni altra cosa".

Proprio il personaggio di Daniela sembra controverso: in qualche modo appare prima come una "donna angelo", ma allo stesso tempo pare responsabile del persorso criminale di Antonio. Tu che cosa ne pensi?
"Non emetto giudizi su Daniela, e nemmeno su Antonio. Anche il film lascia allo spettatore la libertà di avere la sua personale opinione sui protagonisti. In ogni caso Daniela è sempre stata accanto a suo marito, di questo si deve dare atto".

In passato hai recitato a fianco di Kim Rossi Stuart in Romanzo criminale. Lui ha diretto  Anche libero va bene,e a te piacerebbe girare un film  tutto tuo, oppure non è il momento giusto, considerando i tuoi impegni familiari, visto che da qualche mese sei diventato papà?
"E' una cosa che penso di fare soprattutto quando vedo certi brutti film, e inorridito penso che pure io avrei potuto fare di meglio. Però gli impegni di famiglia non sono un problema... chissà, se trovassi un buon soggetto..."

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