Intervista a Claudio Cupellini

Il regista firma "Una vita tranquilla", con Toni Servillo nei panni di un ex camorrista latitante in Germania

Dopo un esordio leggero e romantico con la commedia Lezioni di cioccolato, interpretata da Luca Argentero e Violante Placido, il regista Claudio Cupellini torna al cinema con Una vita tranquilla, dramma ambientato in un piccolo paesino della Germania. Qui si è rifugiato l'ex camorrista Rosario (Toni Servillo), che dopo essere fuggito dall'Italia si è rifatto una vita. Ha una nuova moglie e un bambino di nove anni, gestisce un ristorante ed è stimato dai concittadini. Ma un giorno il passato torna a sconvolgere la sua tranquilla esistenza. Diego (Marco D'Amore), il figlio che Rosario ha abbandonato quindici anni prima e che ha seguito le orme criminali del padre, arriva infatti in paese con il collega Edoardo per portare a termine un incarico. Abbiamo incontrato Cupellini, Servillo e D'Amore durante la promozione del film. Moderatore della discussione, il critico Gianni Canova.

Cupellini, da dove nasce l'idea di cambiare totalmente genere?
"Lavoro a Una vita tranquilla dal 2005: sono partito da un soggetto scritto da Filippo Gravino, vincitore nel 2003 del prestigioso Premio Solinas. Uno dei punti di forza del film è nella sceneggiatura: dopo la seconda stesura abbiamo lavorato senza dubbi o ripensamenti. Le nostre fonti di ispirazione, più o meno consapevoli, sono state la tragedia greca e il teatro shakespeariano". Aggiunge Servillo: "Lo script sembrava già cinema: sfogliando le pagine era infatti possibile immaginare il film. E il bello è che questo film va oltre i generi, sembra un noir ma affronta soprattutto temi quali la paternità e il rapporto tra fratelli".

Chi è Rosario?

Cupellini: "Rosario è un personaggio duplice, una specie di prisma: killer spietato e allo stesso tempo padre affettuoso". Dice Servillo: "Da subito mi ha intrigato l'idea di poter raccontare due personaggi in uno. Rosario riesce a conquistarsi una certa tranquillità: ha un ristorante avviato, una bella famiglia...ma in realtà è un criminale con diversi omicidi sulla coscienza. Però è anche un uomo costantemente spaventato, vive come un animale braccato e cerca di rifugiarsi dietro lo scudo della lingua straniera. Parla tedesco come a voler cancellare ciò che è stato".

Il personaggio di Diego, invece, come è stato costruito?

D'Amore: "La sceneggiatura forniva una base molto solida da cui partire. Diego è un personaggio con molti segreti, che mente a tutti e non lascia trasparire quasi mai i propri sentimenti. Quando conosce la nuova famiglia del padre, si lascia attrarre dalla prospettiva di una vita normale: per uno come lui, però, è un sogno impossibile. Non ho avuto molte difficoltà a immedesimarmi perché provengo dalle stesse zone di Diego e so che tipo di atteggiamento assumono i ragazzi di quel mondo. Ci sono invece alcuni dettagli che ho tratto dall'osservazione di un grande attore come Toni. Poter lavorare e dialogare costantemente con lui è fondamentale per la mia preparazione".

Cupellini, per creare l'ambientazione ha attinto a ricordi di infanzia?
"Sì, mio padre è cresciuto in una piccola località termale del Veneto, simile al paese tedesco dove si svolge la storia...un luogo apparentemente sonnolento e tranquillo ma in realtà pieno di segreti e inquietudini".

Vuole parlarci della luce fredda e grigia del film?
"D'accordo con il direttore della fotografia Gergely Poharnok, abbiamo subito deciso che la luce dovesse essere debole, fragile, leggera. Nelle scene girate nei boschi, invece, tutto cambia: la dimensione minacciosa della foresta viene accentuata attraverso l'uso di colori saturi e musica incalzante. In questo caso ho trovato grande ispirazione nel cinema di Werner Herzog".

Spesso i personaggi sono inquadrati attraverso elementi divisori: vetri, cancelli, grate. Perché?
Cupellini: "La presenza costante di uno schermo allude alla solitudine e alla chiusura dei personaggi. Abbiamo cercato di suggerire visivamente alcuni tratti del loro carattere, senza dover ricorrere sempre ai dialoghi".

Servillo, come si legano cinema e teatro?

"Mi piace immaginarli come moglie e marito che devono dormire in camere separate. Il mio lavoro principale è il teatro, con cui ho un rapporto quotidiano e che, naturalmente, mi è di grande aiuto anche quando giro un film".

Cosa pensate del cinema italiano oggi?

Cupellini: "Credo che sia in buona salute: abbiamo ottimi registi, come Crialese, Sorrentino, Garrone, Virzì e Bellocchio. Il problema del cinema italiano non è artistico, è industriale. Non siamo nella condizione per poter lavorare al meglio".

Fare cinema in Italia è sempre più difficile ma i film di qualità ci sono e Una vita tranquilla è uno di questi. L'interpretazione di Rosario è valsa a Servillo il Marc'Aurelio come Miglior Attore al Festival del Film di Roma. Un motivo in più per vederlo nel difficile ruolo di un uomo in cerca di redenzione.