Intervista a Claudio Cupellini

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Intervista a Claudio Cupellini

AUTORE
Erica Premoli
DATA NEWS
giovedì 4 novembre 2010
ARGOMENTI
Una vita tranquilla, Toni Servillo, Claudio Cupellini, Marco D'Amore

Il regista firma "Una vita tranquilla", con Toni Servillo nei panni di un ex camorrista latitante in Germania

Dopo un esordio leggero e romantico con la commedia Lezioni di cioccolato, interpretata da Luca Argentero e Violante Placido, il regista Claudio Cupellini torna al cinema con Una vita tranquilla, dramma ambientato in un piccolo paesino della Germania. Qui si è rifugiato l'ex camorrista Rosario (Toni Servillo), che dopo essere fuggito dall'Italia si è rifatto una vita. Ha una nuova moglie e un bambino di nove anni, gestisce un ristorante ed è stimato dai concittadini. Ma un giorno il passato torna a sconvolgere la sua tranquilla esistenza. Diego (Marco D'Amore), il figlio che Rosario ha abbandonato quindici anni prima e che ha seguito le orme criminali del padre, arriva infatti in paese con il collega Edoardo per portare a termine un incarico. Abbiamo incontrato Cupellini, Servillo e D'Amore durante la promozione del film. Moderatore della discussione, il critico Gianni Canova.

Cupellini, da dove nasce l'idea di cambiare totalmente genere?
"Lavoro a Una vita tranquilla dal 2005: sono partito da un soggetto scritto da Filippo Gravino, vincitore nel 2003 del prestigioso Premio Solinas. Uno dei punti di forza del film è nella sceneggiatura: dopo la seconda stesura abbiamo lavorato senza dubbi o ripensamenti. Le nostre fonti di ispirazione, più o meno consapevoli, sono state la tragedia greca e il teatro shakespeariano". Aggiunge Servillo: "Lo script sembrava già cinema: sfogliando le pagine era infatti possibile immaginare il film. E il bello è che questo film va oltre i generi, sembra un noir ma affronta soprattutto temi quali la paternità e il rapporto tra fratelli".

Chi è Rosario?

Cupellini: "Rosario è un personaggio duplice, una specie di prisma: killer spietato e allo stesso tempo padre affettuoso". Dice Servillo: "Da subito mi ha intrigato l'idea di poter raccontare due personaggi in uno. Rosario riesce a conquistarsi una certa tranquillità: ha un ristorante avviato, una bella famiglia...ma in realtà è un criminale con diversi omicidi sulla coscienza. Però è anche un uomo costantemente spaventato, vive come un animale braccato e cerca di rifugiarsi dietro lo scudo della lingua straniera. Parla tedesco come a voler cancellare ciò che è stato".

Il personaggio di Diego, invece, come è stato costruito?

D'Amore: "La sceneggiatura forniva una base molto solida da cui partire. Diego è un personaggio con molti segreti, che mente a tutti e non lascia trasparire quasi mai i propri sentimenti. Quando conosce la nuova famiglia del padre, si lascia attrarre dalla prospettiva di una vita normale: per uno come lui, però, è un sogno impossibile. Non ho avuto molte difficoltà a immedesimarmi perché provengo dalle stesse zone di Diego e so che tipo di atteggiamento assumono i ragazzi di quel mondo. Ci sono invece alcuni dettagli che ho tratto dall'osservazione di un grande attore come Toni. Poter lavorare e dialogare costantemente con lui è fondamentale per la mia preparazione".

Cupellini, per creare l'ambientazione ha attinto a ricordi di infanzia?
"Sì, mio padre è cresciuto in una piccola località termale del Veneto, simile al paese tedesco dove si svolge la storia...un luogo apparentemente sonnolento e tranquillo ma in realtà pieno di segreti e inquietudini".

Vuole parlarci della luce fredda e grigia del film?
"D'accordo con il direttore della fotografia Gergely Poharnok, abbiamo subito deciso che la luce dovesse essere debole, fragile, leggera. Nelle scene girate nei boschi, invece, tutto cambia: la dimensione minacciosa della foresta viene accentuata attraverso l'uso di colori saturi e musica incalzante. In questo caso ho trovato grande ispirazione nel cinema di Werner Herzog".

Spesso i personaggi sono inquadrati attraverso elementi divisori: vetri, cancelli, grate. Perché?
Cupellini: "La presenza costante di uno schermo allude alla solitudine e alla chiusura dei personaggi. Abbiamo cercato di suggerire visivamente alcuni tratti del loro carattere, senza dover ricorrere sempre ai dialoghi".

Servillo, come si legano cinema e teatro?

"Mi piace immaginarli come moglie e marito che devono dormire in camere separate. Il mio lavoro principale è il teatro, con cui ho un rapporto quotidiano e che, naturalmente, mi è di grande aiuto anche quando giro un film".

Cosa pensate del cinema italiano oggi?

Cupellini: "Credo che sia in buona salute: abbiamo ottimi registi, come Crialese, Sorrentino, Garrone, Virzì e Bellocchio. Il problema del cinema italiano non è artistico, è industriale. Non siamo nella condizione per poter lavorare al meglio".

Fare cinema in Italia è sempre più difficile ma i film di qualità ci sono e Una vita tranquilla è uno di questi. L'interpretazione di Rosario è valsa a Servillo il Marc'Aurelio come Miglior Attore al Festival del Film di Roma. Un motivo in più per vederlo nel difficile ruolo di un uomo in cerca di redenzione.

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