Intervista a Claudia Francese

Romana innamorata di Milano, ci racconta la città attraverso la Galleria Russo, aperta da pochi mesi in Brera

Una volta c'era un fiorista, in via dell'Orso 12. Ora, se ci passate davanti, troverete una galleria piccola, luminosa. E se entrate troverete una giovane ragazza, con una gran voglia di raccontare la storia di quel posto e degli artisti che passano da lì. Non chiedetele del direttore: è lei il direttore. Claudia Francese ha 26 anni e dirige la Russo Asso di Quadri, costola dell'ultracentenaria galleria Russo di Roma, con perizia e passione.  

Perchè questa apertura milanese?
"Dopo un'analisi attenta, era chiaro che il mercato milanese fosse in ottima salute. Il momento era buono e poi il nonno di Fabrizio (Russo, titolare della galleria romana, ndr) aveva aperto una "filiale" a San Babila negli Anni Venti. Ora ritentiamo quest'avventura".  

Che città hai trovato?
"Milano è in evoluzione, è una vera città cosmopolita. A differenza di Roma, che a volte si culla troppo sul patrimonio storico che ha già, non si ferma mai. Milano è in divenire... posso dire di essere una romana innamorata di lei".

I milanesi, invece, come sono?
"Il pubblico è esperto conoscitore d'arte, gli acquirenti molto attenti prima di sbilanciarsi. Qui in galleria passano moltissimi giovani, anche grazie alla vicina Accademia di Brera. A differenza dei romani, sono meno intimoriti: entrano, guardano, chiedono dell'artista e della mostra allestita. Sono più diretti, esprimono la loro opinione e il loro gusto senza remore, anche quando devono dirti che una cosa fa schifo!".

E proprio Brera è al centro di discussioni e polemiche per l'ipotesi di un trasferimento dell'Accademia in altra sede. Tu cosa ne pensi?
"Sono contraria allo spostamento dell'Accademia. Brera valorizza Milano dentro e fuori l'Italia, non capisco perchè si debba stravolgere un'istituzione storica. Piuttosto manteniamola più decorosa e cerchiamo altre soluzioni per risolvere il problema degli spazi per gli studenti".

Come valuti l'offerta artistica del Comune di Milano e in particolare di Palazzo Reale?
"Il punto non è che cosa vorrei vedere, ma il "come". L'ultima mostra ben fatta che ho visto a Palazzo Reale è stata quella di Hopper, per il resto credo che su tanti allestimenti siano stati fatti molti errori. Ce ne sono di banali: come si fa a sparare un neon su un quadro di Balla? Peggio ancora quando gli allestimenti non vengono pensati per il grande pubblico. Se è vero che l'arte è per tutti, allora l'allestimento deve saper raccontare il percorso di un artista e della sua opera anche al laureato in giurisprudenza che non sa nulla di storia dell'arte. Spesso non è così e allora cosa ti rimane dopo aver visto una mostra?".

Tu hai viaggiato molto: quale città estera ti ha colpito di più? Dovessimo fare un confronto con Milano, cosa ne uscirebbe?
"Berlino non ha paura di niente. A Parigi, le gallerie portano le loro mostre in spazi pubblici importanti, col sostegno delle istituzioni. Da noi gli aiuti pubblici sono inferiori, persino per mettere l'insegna abbiamo dovuto chiedere l'autorizzazione al Comune. Credo che l'Italia tema il nuovo, c'è un immobilismo che fa male ai giovani. Non si scommette su di loro, si fa fatica anche nell'arte ed è indicativo, perchè l'arte rappresenta la speranza verso il futuro".

Cos'altro rappresenta per te l'arte? Quali sono le conseguenze per la Galleria Russo Asso di Quadri?
"L'arte contemporanea è un libero sentire che mette in gioco la persona: l'artista che la fa e la persona che la guarda, che la vive. Non amo l'arte che deve scioccare a tutti i costi, la vita è già abbastanza sconvolgente da sé. Non mi interessa ospitare quei grandi nomi già inflazionati, voglio lavorare verso una sensibilizzazione del pubblico. L'arte è libertà e ognuno deve riuscire a trovare il proprio gusto, superando i cliché".

C'è un elemento comune ai giovani artisti contemporanei secondo te?
"Grazie a Dio sono finiti i tempi dell'artista maledetto. Vedo un ritorno alla tecnica e il desiderio di portare un messaggio. Penso a Roberta Coni che realizza questi macro ritratti senza nemmeno avvalersi di un supporto fotografico, penso a Massimo Giannoni, con i suoi dipinti di librerie, che lanciano un messaggio sulla cultura. Vedo molti artisti poliedrici, forse ora non riconducibili a un movimento, ma forse in futuro ripenseremo a questa nostra epoca e ci accorgeremo che a loro modo questi ragazzi avevano creato un movimento".